Unicef: diminuisce il lavoro minorile, ma le cifre rimangono allarmanti

E’ stato oggi presentato, a Roma, il Rapporto Unicef sulla condizione dell’Infanzia nel mondo 2011.

Nel documento che analizza tanti aspetti delle condizioni di vita perlopiù degli adolescenti – individuati nella fascia d’età che va dai dieci ai diciannove anni – sono tanti gli spunti di riflessione per chi ha il potere politico e il dovere di indirizzare il futuro del nostro pianeta e delle persone che lo abiteranno verso obiettivi tali da garantire un miglioramento generale.

Per fare ciò, i primi passi da fare sono quelli verso la lotta ai problemi che affliggono milioni di ragazzini nel mondo, che si trovano a vivere in situazioni agli antipodi rispetto al mito di un’infanzia e adolescenza serena.

Tra le maggiori questioni che bisogna affrontare vi è quella inerente lo sfruttamento del lavoro minorile.

A tal proposito, secondo lo studio fatto dall’Unicef, negli ultimi tempi si sono riscontrati dei miglioramenti ma le cifre rimangono ancora allarmanti.

Nel documento si legge: «Circa 150 milioni di bambini dai 5 ai 14 anni sono attualmente impegnati nel lavoro minorile, con un’incidenza che risulta più elevata nell’Africa subsahariana. Gli adolescenti che lavorano per troppe ore in condizioni pericolose non hanno molte probabilità di riuscire a portare a termine la loro istruzione, e questo ne limita gravemente la capacità di sfuggire alla povertà. Le prove dimostrano che, negli ultimi anni, la prevalenza del lavoro minorile è andata diminuendo e che l’incidenza del lavoro minorile pericoloso è in netta diminuzione. Continua però a compromettere le possibilità di vita e di benessere degli adolescenti in gran parte del mondo in via di sviluppo».

Nello sfruttamento dei minori vi è anche una differenza di genere: «I dati mostrano anche la discriminazione di genere prevalente nel lavoro minorile, soprattutto quello domestico svolto da adolescenti. Benché i numeri aggregati indichino che nel lavoro minorile sono coinvolti più ragazzi che ragazze, si stima che circa il 90% dei bambini coinvolti nel lavoro domestico sia di sesso femminile».

S. O.