Wikileaks, processo Assange: sì all’estradizione in Svezia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:13

Londra, 25 febbraio. Sì all’estradizione di Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks dovrà far ritorno in Svezia per essere processato per le accuse di violenza sessuale contro due donne. Il giudice londinese Howard Riddle ha emesso un verdetto di primo grado. Assange ha assicurato che farà appello in tutte le sedi per ottenere i prossimi gradi di giudizio ed evitare quindi l’estradizione su mandato di arresto europeo poiché la Svezia potrebbe favorire gli Stati Uniti, dove il blogger australiano rischierebbe un processo per spionaggio.

“La richiesta di estradizione non è affatto irragionevole” ha sancito i giudici di Belmarsh court, a sud di Londra.  Le motivazioni alla base della decisione rispondono a due principi fondamentali della legge britannica: la gravità dei reati di violenza e abuso sessuale e l’impossibilità da parte della Svezia di far processare Assange negli Usa. Per fare ciò il tribunale svedese avrà infatti bisogno di ottenere un’autorizzazione delle autorità giudiziarie inglesi.

Bocciata quindi la tesi della difesa, basata sull’impossibilità di Assange di ricevere un processo equo nel paese svedese. Chiara la risposta del giudice che non ammette possibilità di rilancio: “Se le modalità di giudizio adottate da Stoccolma fossero in violazione flagrante dei diritti umani, avrei dovuto trovare un numero consistente di precedenti denunce in tal senso”.

Il padre di Wikileaks avrà 10 giorni per impugnare la sentenza, tuttavia la strada appare decisamente in salita. Geoffrey Robertson, avvocato difensore di Assange, ha dichiarato che baserà la seconda strategia di difesa sul fatto che in terra scandinava i processi per stupro si tengono a porte chiuse: ciò infatti potrebbe costituire una violazione dei diritti umani del suo cliente. Tuttavia, l’opinione di molti giuristi anglosassoni è che sia difficile impugnare un verdetto del genere, poiché si attiene a una norma comunitaria dei Paesi dell’Unione Europea. “Questa non è una sentenza contro Wikileaks – assicura l’avvocato Neill Blundell dello studio Eversheds – Indipendentemente dalle personali convinzioni sulle presunte pressioni americane alla Svezia, infatti, il processo si è mosso attorno ad un principio: la richiesta di uno stato membro di poter ottenere l’estradizione di un sospettato da un altro stato membro”.

Qualora il giudizio fosse confermato, Assange sarebbe costretto a subire un processo in Svezia. L’accusa è di violenza sessuale su due donne nell’agosto del 2010. La prima lo denunciò per molestie, poiché Assange si sarebbe rifiutato di utilizzare il condom durante un rapporto sessuale, nonostante le richieste della donna. La seconda invece lo accusa di aver fatto sesso con lei mentre era addormentata, ancora una volta senza protezioni.  Scagionato in primo grado, è stato riconosciuto colpevole dalla sentenza di appello.

La sentenza è ancora aperta. Si attenderanno sviluppi nelle prossime settimane.

Emanuele Ballacci

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