Yemen: manifestazioni a Sana’a. E dal sud arrivano voci di secessione

Ancora proteste a Sana’a. Migliaia le persone si riuniranno in piazza oggi, dopo la preghiera del Venerdì, per chiedere le dimissioni di Ali Abdullah Saleh. Davanti all’Università della capitale i manifestanti chiederanno ancora una volta la cacciata del Presidente, subito dopo aver ascoltato le sue dichiarazioni sull’obbligo delle forze armate di garantire il mantenimento dell’ordine pubblico, in particolare cercando di proteggere i manifestanti.

L’obiettivo è quello di controllare il malcontento popolare cercando allo stesso tempo di limitare il numero delle vittime: 15 dall’inizio delle manifestazioni iniziate due settimane fa. Proteste che ormai si susseguono giorno dopo giorno, opposte a quelle organizzate dai sostenitori di Saleh. Anche in questo caso le forze di polizia hanno ricevuto il compito preciso di impedire che le due fazioni possano incontrarsi durante manifestazioni che potrebbero sfociare in bagni di sangue.

Intanto gli insorti, nonostante per le strade delle città yemenite si continui a morire (le ultime due vittime mercoledì proprio nella capitale), continuano a chiedere a Saleh un sempre maggior numero di concessioni alle opposizioni, accanto ad una dura lotta contro la corruzione e provvedimenti seri a favore dell’occupazione. Il punto centrale restano comunque le dimissioni del Presidente, il quale è alla guida del Paese dal 1978 e ha promesso di non ricandidarsi alle prossime elezioni nel 2013.

Il livello di allarme, comunque, resta altissimo soprattutto oggi dopo che, accanto alla protesta organizzata dagli insorti, i fedeli al governo hanno annunciato una loro contro manifestazione. Il Ministero dell’Interno ha messo in guardia i cittadini di Sana’a da eventuali infiltrazioni terroristiche: “alzare il livello di vigilanza – questo il comunicato diffuso alle forze dell’ordine – e prendere tutte le misure necessarie per controllare qualsiasi elemento terrorista.

L’esecutivo sta cercando in queste ore di tenere a bada le apprensioni di Washington. La stessa ambasciata yemenita, infatti, ha fatto sapere alla Casa Bianca che lo sesso Saleh “ha ordinato alle forze di sicurezza di garantire la protezione dei dimostranti”. Un compito che giorno dopo giorno si fa sempre più difficile, soprattutto dopo il diffondersi al sud di tendenze secessioniste, ed una tregua che con i ribelli sciiti al nord si fa sempre più precaria.

Cristiano Marti