Caso Ruby: così Mora e Fede truffavano il Cavaliere?

Un’Italia spaccata in due; un Parlamento a due facce. Ed una famiglia, quella del Pdl, dove i programmi di successione a Silvio Berlusconi sono diventati la spinta sotterranea di una politica “paesana” ormai non più in grado di avere un minimo peso all’estero. E forse nemmeno nel Paese.

L’Italia litiga il mondo brucia è il titolo de L’Espresso di questa settimana. Si parla degli ultimi cablo di Wikileaks,  dai quali si scopre una diplomazia americana che guarda con sospetto e rassegnazione ad un Premier che all’estero vaneggia affari con i più grandi dittatori del mondo, mentre in Italia deve combattere contro ministri e pidiellini che manovrano alle sue spalle e fanno a gara per piacere a Washington. Una sorta di benedizione preventiva chiesta a chi potrebbe appoggiare il successore del Cavaliere.

In questo quadro surreale e drammatico, il passaggio da Palazzo Chigi ai bunga bunga, da Montecitorio a Via Olgettina il passo è brevissimo, tanto da poter mutuare il titolo de L’Espresso in Arcore litiga l’Italia brucia. Già, perché dalle ultime carte emerse sul caso Ruby, si scopre come i soldi che circolavano per le diverse nottate e le richieste di elargizioni avevano (e forse hanno ancora) un dinamismo che l’attività di Montecitorio non conosce ormai da più di un anno. In un Paese che galleggia in una socio economica sempre più profonda.

E si scopre che anche ad Arcore come a Palazzo Grazioli c’era chi macchinava alle spalle del Cavaliere. Proprio come in Parlamento. In questo caso i due manovratori sono Lele Mora ed Emilio Fede, i due che mercoledì prossimo potrebbero essere rinviati a giudizio per favoreggiamento e induzione alla prostituzione. A chiarire meglio la loro posizione rispetto al Cavaliere sono le ultime intercettazioni e la scoperta, da parte della Guardia di Finanza, di tre versamenti da 100.000 euro ciascuno ( fatti dal 30 agosto al 25 ottobre scorsi) che Berlusconi effettua in favore di Mora, e indirettamente a beneficio di Fede: in particolare dai tre assegni circolari 200 mila euro finiscono sul conto dell’impresario di spettacolo e 100 mila arrivano nelle tasche del direttore del Tg4. Un anticipo, come si legge su La Stampa di oggi, della “riffa organizzata dai due amici per spillare al Premier circa un milione e 400 mila euro in totale.

Un progetto che, come emerge dalle intercettazioni, si sarebbe realizzato grazie alle pressioni di Fede su Berlusconi, al quale si raccontava di un Lele Mora depresso, che “corre per l’Italia per guadagnare due lire”. Una persona “veramente nei guai”. E’ così che costringevano il “produttore” (così viene definito il Cavaliere al telefono) a versare i “contratti” (gli assegni) che rimpinguavano le tasche dei due fedelissimi.

Un girone nel quali la sete di danaro veniva mascherata da notti brave e da ragazze tenute continuamente a disposizione del sultano. Un girone dal quale andava tenuto lontano Niccolò Ghedini, il quale ad un certo punto sconsiglia a Berlusconi di effettuare il prestito a Mora. “L’avvocato della minchia” lo definisce Fede. Il fedelissimo.

Cristiano Marti