E Fini riprende Di Pietro: Berlusconi non è come Gheddafi

La giornata di ieri nell’Aula di Montecitorio è stata particolarmente movimentata. Al centro del dibattito parlamentare il cosiddetto Milleproroghe (il decreto su cui il governo ha alla fine incassato la fiducia di 300 deputati) che ha infiammato lo scontro tra gli esponenti dell’Assemblea.

Uno dei passaggi più turbolenti è stato quello in cui il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, ha preso la parola per sferzare un attacco durissimo all’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. “Abbiamo il dovere morale di liberarci di questo governo – ha tuonato l’ex togato – che ormai ha tutte le sembianze del governo libico, né più né meno. Liberiamocene al più presto”.

Un confronto insidioso, che ha spinto il presidente della Camera a mettere da parte gli attriti personali con il premier per riprendere sonoramente il leader dell’Idv: “Non è consentito in quest’Aula – ha scandito Gianfranco Fini – paragonare un governo eletto democraticamente, per quanto avversato, a una feroce e spietata dittatura come quella del colonnello Gheddafi. Soprattutto – ha precisato – in giornate come queste”.

Un ammonimento che non ha comunque scoraggiato Antonio Di Pietro. Il quale si è ieri intrattenuto su tutti i “guasti” che, a suo avviso, il decreto (Milleproroghe) provocherà, affondando sulle “metodologie” poco ortodosse presumibilmente adottate dal governo per rimpolpalre la maggioranza alla Camera.

“Per quale ragione – ha chiesto l’ex pm rivolgendosi agli avversari politici – per avere la maggioranza pagate 150mila euro a deputato? Questa non è una maggioranza parlamentare, ma un mercato delle vacche. Comprare i parlamentari è concussione in atti parlamentari – ha precisato Di Pietro – che in Italia non è reato solo perchè il Parlamento non ha ratificato la convenzione europea sulla corruzione. Altrimenti oggi – ha concluso – dovrebbero arrivare i carabinieri”.

Sul fronte avverso, si è registrato invece il consolidamento dell’asse Pdl-Lega, con il leader del Carroccio, Umberto Bossi, propenso a consegnare ai cronisti presenti a Montecitorio una dichiarazione “impegnativa” sulla riforma della giustizia. “L‘immunità va bene solo per Berlusconi – ha scandito il leghista – perché la gente si rende conto che contro di lui c’è un particolare accanimento. Non va bene invece – ha precisato – a livello generalizzato”.

Maria Saporito