E a Varese contestano Bossi jr

Un tranquillo convegno leghista interrotto da un inaspettato fuori programma. E’ quanto accaduto due giorni fa a Tradate, in provincia di Varese, dove una delegazione del Carroccio stava intrattenendo il pubblico sulla necessità di approvare al più presto la riforma federalista.

Sul palco il sindaco di Tradate, Stefano Candiani, il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni e il giovane figlio del leader, Renzo Bossi. E’ stato proprio durante il suo intervento che un  gruppo di giovanissimi contestatori (tra i 16 e i 18 anni) ha fatto irruzione nella sala per srotolare uno striscione dal contenuto inequivocabile: “Più trote nei fiumi meno al governo“.

Un messaggio scherzoso, con il quale gli animatori della pacifica protesta hanno voluto sottolineare l’immeritato – a loro dire – incarico affidato a Bossi jr (ribattezzato dal padre Umberto “il trota”), nominato consigliere regionale solo perché figlio del leader delle camicie verdi.

“Non siamo un gruppo organizzato – hanno subito precisato i manifestanti – Ma abbiamo voluto contestare due cose. La prima è il razzismo insito in molti atteggiamenti dei simpatizzanti leghisti. La seconda è il ruolo di Renzo Bossi, un pluribocciato che – hanno sottolineato – ha assunto una carica pubblica solo perché figlio di…”.

“Avevamo anche un altro striscione contro il razzismo – hanno continuato i ragazzi – ma dei poliziotti in borghese non ci hanno lasciato continuare. Abbiamo solo espresso la nostra idea per protestare contro il razzismo di stampo leghista, contro le espulsioni e il trattamento riservato agli extracomunitari. Vogliamo che venga riaffermato il principio dell’uguaglianza di tutti gli individui – hanno continuato – senza distinzioni di religione, sesso e razza”.

E sulla scelta di affondare proprio su Renzo Bossi: “Questa sera (due sere fa per chi legge, ndr) era lui il simbolo più forte del pensiero leghista – hanno spiegato i giovani manifestanti – non tanto per la carica ricoperta, quanto perché incarna il ruolo del successore designato. Noi viviamo fianco a fianco con nostri coetanei che si dichiarano leghisti e sentiamo quello che pensano, quello che dicono. Noi vogliamo far sapere che i giovani del Nord – hanno concluso –  non sono tutti così”.

Dal canto suo, il figlio di Umberto Bossi ha dimostrato prontezza di riflessi e, dopo aver preso visione del messaggio vergato sullo striscione, ha replicato simpaticamente ai suoi contestatori, strappando l’applauso del pubblico presente in sala: “Non sono al governo, sono in Regione – ha precisato Renzo Bossi – e poi sono orgoglioso di essere una trota, perché sono pesci che nuotano nell’acqua pulita”.

Maria Saporito