Gemelline, commessa livornese: Ho visto Schepp e le bimbe nel mio negozio

La cronaca delle ultime ore ha riportato al centro dell’attenzione il giallo di Yara Gambirasio, la ragazzina scomparsa il 26 novembre scorso a Brembate di Sopra (Bg) e ritrovata morta ieri pomeriggio in circostanze ancora da chiarire.

Tuttavia a tenere ancora banco è anche l’altro caso di cronaca capace di smuovere le polizie di ben tre nazioni e che vede come protagoniste le piccole gemelline svizzere, Alessia e Livia, scomparse da casa da quasi un mese e di cui si sa soltanto che si trovavano in compagnia del padre, l’ingegnere svizzero Matthias Schepp, poi morto suicida presso la stazione di Cerignola lo scorso 3 febbraio.

In questi ultimi dieci giorni, numerose sono state le segnalazioni da parte di presunti testimoni che dicono di aver incrociato nel loro cammino l’uomo insieme alle figlie. Gli avvistamenti sono stati fatti in Corsica, a Marsiglia, in Lombardia, in Puglia, in Campania, in Sardegna, qualcuno ha parlato anche di Tenerife.

Non è ancora ben chiaro quali racconti possano essere considerati credibili e quali invece inattendibili.

L‘ultimo avvistamento, in ordine di tempo, fatto è quello di una donna livornese, impiegata come commessa in un centro commerciale della città toscana.

Si chiama Clodia e dopo aver condiviso le proprie sensazioni su Facebook, scrivendo sulla bacheca del gruppo Missing Alessia & Livia, ha accettato di parlare con Newnotizie.

Buonasera Clodia.
Buonasera.

Da quel che ha scritto su Facebook, lei sarebbe l’ultima di una serie di testimoni che sostengono di aver visto Alessia e Livia.
Sono giorni che sono afflitta dai dubbi. Mi passano davanti quelle immagini e fino a ora ho tentennato, perché non cerco la fama e non vorrei illudere nessuno. Ma nello stesso momento pensare di poter contribuire alle indagini, mi ha spinto a farmi avanti.

Quando e dove avrebbe visto le bambine?
Dovrebbe essere stato tra l’1 e il 3 febbraio, forse il primo giorno del mese, erano circa le 14 e mi trovavo all’interno del centro commerciale dove lavoro come commessa in un negozio di abbigliamento per bambini. Ero da sola ed è entrato un uomo biondo, abbronzato, sembrava straniero. Insieme a lui le due bimbe, bionde, belle.

Quando ha capito potesse trattarsi di Schepp e delle sue figlie?
I giorni successivi alla scomparsa, quando la tv ha iniziato a diffondere le foto delle gemelline. Mi sono ricordata che io quell’uomo l’avevo visto proprio nel negozio. Ho avuto conferma anche da un ragazzo, che lavora in un bar sempre all’interno del centro commerciale: lui è sicuro che i tre abbiano mangiato delle schiacciatine.

Cosa ricorda di quel momento? Schepp ha fatto acquisti?
Si ha comprato qualcosa, era già periodo di saldi. Non ricordo cosa abbia preso, ma di certo nulla di ingombrante, forse delle t-shirt per le bimbe. Ha pagato in contanti ed è proprio il momento in cui è venuto alla cassa che mi è rimasto impresso: aveva un portafogli di pelle marrone lucido, con una tasca per le monete molto particolare. Mi ha dato l’impressione di essere un uomo molto elegante. Ricordo una banconota da dieci euro che dava l’impressione di essere nuova di zecca.

Le bimbe in quel momento erano nel negozio? Ce le può descrivere?
Sì erano lì con il papà. Ma stavano in disparte, vicino a un tavolo colmo di vestiti. Non vorrei sbagliarmi, ma sembravano quasi stanche. Una delle due aveva una coda e i capelli un po’ in disordine, però non mi sento di dire che non fossero curate. Solo le ho trovate molto taciturne, serie direi. In genere i bimbi sono vivaci, mentre loro non parlavano, nemmeno tra loro. Se dovessi scegliere un aggettivo direi appunto stanche.

Ha avuto l’impressione che qualcuno li stesse attendendo fuori dal negozio?
No, non mi è parso che ci fosse qualcuno ad aspettarli. Il padre mi sembrava molto tranquillo, per niente frettoloso. Dopo aver pagato mi ha salutato cordialmente in italiano e quando ho rivolto dei complimenti alle sue figlie, lui ha risposto con un sorriso.

Adesso cosa farà?
In un primo momento ero indecisa se andare a raccontare ciò che sono certa sia accaduto, perché ripeto non vorrei correre il rischio di deviare in qualsiasi modo le indagini. Però, poi, parlando con diverse persone mi son detta che se c’è solo una possibilità per poter aiutare la mamma a ritrovarle, allora è giusto che io vada dalle forze dell’ordine a dare la mia versione. Starà poi a loro decidere il da farsi.

Simone Olivelli