Genitori Yara: la nostra casa non deve diventare un altare

Yara è morta, è stata ritrovata, è stata esaminata. La perizia medica è sotto la supervisione del noto medico legale e antropologo forense Cristina Cattaneo: una delle più brave in questo campo, probabilmente la migliore in Italia. Una garanzia, amara certo, ma resta comunque una garanzia che ora qualcuno saprà dare qualche spiegazione certa, raccontare l’inizio e la fine della fine di Yara, perché dopo mesi di nebbie servono solo ed esclusivamente poche parole, chiare e precise se possibile.

Nella giornata di oggi i genitori della ragazzina si sono recati a Milano presso la struttura che custodisce ciò che resta di Yara al fine di riconoscere la salma, la madre della quattordicenne ha voluto vedere la figlia nonostante le aberranti condizioni in cui versava la salma. Il desiderio espresso dalla coppia, inghiottita dal dolore, è conoscere la verità. L’inizio di questa verità parte proprio dall’Istituto di Medicina legale meneghino si attendono, infatti, per la giornata di domani, i primi risultati dell’autopsia anche se qualche informazione è già trapelata. Poche, pochissime parole, una voragine di dolore vissuta in punta di piedi, come quando si piange solo di lacrime senza singhiozzi al fine di non farsi sentire. Perché è così, quasi fisiologico, la disperazione quella disperata davvero è come un’apnea.

Arriva così, gentile, sussurrata, rubata per qualche secondo dalla sua apnea, la richiesta della madre di Yara quando, di ritorno da Milano, nota davanti al cancello una rosa bianca, un orsacchiotto di peluche e un foglio bianco con la scritta “Yara ora sei un piccolo angelo”. La signora, nel vero senso della parola, raccoglie con cura gli oggetti e, con gentile fermezza, si rivolge agli investigatori: «Per favore dite che preferiremmo non vedere queste manifestazioni di solidarietà. Ringraziamo chi ci vuole stare vicino con il pensiero, ma non vogliamo che qui davanti si trasformi in un altare».

Questo non è snobismo, non è freddezza è amore e grazia. Yara sulla bocca di tutti come se ciò che fosse successo legittimasse chiunque a salutarla, celebrarla. No, Yara era di Yara e il dolore è asserragliato in quella casa e basta. Questo tipo di dolore non conosce proprietà transitiva, che bello se Yara non diventasse l’ara di nessuno. E’ stata ammazzata una ragazzina di quattordici anni, i fiori e le musichette tristi che parlano di angioletti sono in buona fede, ma non parlano la lingua di quel dolore in apnea.

Valeria Panzeri