Scuola: Berlusconi, “mie parole travisate”

Il segretario del Pd parla di “schiaffo inaccettabile alla scuola pubblica” da parte del Presidente del Consiglio. Sullo stesso tono anche Anna Finocchiaro, presidente del Partito Democratico al Senato

“Come al solito Berlusconi dichiara di essere stato travisato ma intanto rincara la dose. Dire che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno tuttora un ruolo deleterio ideologie politiche contrarie a quelle delle famiglie è insensato, oltre che irresponsabile”.

Eppure il Cavaliere  è sicuro : “Ancora una volta la sinistra ha travisato le mie parole”,

“Il mio Governo – continua – ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati”.

Il problema quindi, secondo il leader del Pdl , sta “nell l’influenza deleteria dell’ideologia”. Berlusconi aveva infatti  sostenuto che alcuni “insegnanti della scuola pubblica inculcano agli studenti valori diversi da quelli delle famiglie”. La tesi ha però trovato comunque fortissime resistenze.

Sull’argomento, ancora la Finocchiaro ha  spiegato che “ormai ci stiamo abituando a tutto, occorre ricordare che purtroppo Berlusconi ha da tempo, ben prima delle parole, usato fatti contro la scuola pubblica. La riforma di cui oggi ha parlato l’ha impoverita di anno in anno, le ha tolto ore di lezione e insegnanti e materie e infrastrutture e sostegno per l’handicap”.

La Riforma Gelmini al momento della sua entrata in vigore  e anche prima è stata fortemente contestata anche da manifestanzioni studentesche di piazza e non solo a livello politico, nel quale i pareri tra maggioranza e opposizione sono ovviamente divergenti. Una delle categorie che più protesta è quella dei ricercatori. Questi ultimi dopo sei anni passati in università grazie a due contratti di tre anni l’uno, rischierebbero di dover abbandonare il mondo accademico per mancanza di posti o di fondi da parte dell’Ateneo. I crediti acquisiti rimarrebbero comunque validi per i concorsi pubblici, ma c’è anche chi lamenta la troppa diversità tra l’esperienza in università e quella in un’azienda privata, dato per assodato che non tutti gli “esclusi” dalle università potranno finire nel pubblico.

A.S.