Tunisia: si dimette il presidente Ghannouchi

Già ieri gli scontri erano riesplosi: quattro ore di battaglia con la polizia con un bilancio di tre morti e centinaia di feriti. Tanto quanto gli arresti, soprattutto di giovani, che a Tunisi oggi hanno ripreso le proteste: oggi è stato il giorno dei saccheggi, come racconta la France Press. E ancora adesso sono in corso tensioni fra le forze dell’ordine e gli oppositori del presidente Mohamed Ghannouchi, i quali stanno tentando di raggiungere la sede del Ministero dell’Interno.

Insomma, dopo la fuga dell’ex presidente Ben Alì, il governo di transizione non sembra avere pace. Soprattutto perché il popolo inizia a chiedere in  modo sempre più pressante le dimissioni di Ghannouci, uomo considerato troppo compromesso con la precedente amministrazione. La risposta del Premier è arrivata subito. In un discorso televisivo si è affrettato a spiegare la situazione difficile nella quale ha dovuto lavorare dopo la caduta del regime. “Non sono l’uomo della repressione e non lo sarò mai” ha detto Ghannouchi, annunciando di essere pronto a lasciare il posto ad una personalità molto più capace di lui.

Nel frattempo, però, la sola preoccupazione sembrava essere quella di placare la nuova ondata di proteste dei tunisini: nel pomeriggio è stato lo stesso Ministero del’Interno ad annunciare in un comunicato ufficiale il bilancio degli scontri di oggi. La situazione è degenerata quando la polizia ha reagito al lancio di sassi ad opera dei manifestanti. A quel punto sono stati lanciati lacrimogeni ed usate armi da fuoco. Una tensione che è iniziata a montare già due giorni fa, quando a marciare per le strade della capitale hanno sfilato in 100 mila, con auto della polizia date alle fiamme e più di 50 feriti, fra i quali 21 poliziotti.

Una tensione che sembra aver avuto soluzione proprio dopo le proteste di oggi: “Ho deciso di dimettermi dal mio incarico di primo ministro” ha detto Ghannouchi, il quale ha motivato la sua decisione spiegando di non essere “il tipo di persona che prenderà decisioni che potrebbero causare vittime. Queste dimissioni sono al servizio della Tunisia e della rivoluzione”.

Cristiano Marti