Oman in rivolta. E l’effetto domino spaventa l’Arabia Saudita

Vogliamo che i benefici del nostro petrolio siano distribuiti uniformemente tra tutta la popolazione”. E ancora: “Vogliamo vedere una riduzione di emigrati in Oman così che possano essere creati più posti di lavoro per gli omaniti”. Parole, urla di protesta che rappresentano l’epicentro dell’ultima frontiera di rivolta del mondo arabo.

Dalla città di Sohar, principale polo industriale del Paese che si affaccia sul Golfo di Oman, si è aperto un altro capitolo della rivoluzione che sta inondando il mondo arabo: centinaia di persone hanno occupato l’accesso alla zona industriale della città. In realtà già ieri c’erano stati scontri tra i manifestanti e la polizia, durante i quali sei persone sono rimaste uccise.

Riforme politiche: anche gli omaniti iniziano a chiedere una svolta per il loro Paese, un sultanato che fino a qualche giorno fa sembrava estraneo ai venti di protesta di nord africa e medio oriente, governato da 40 anni dal Sultano Qaboos bin Said. Lo stesso Said ha già promesso ai rivoltosi risposte immediate alle loro richieste: posti di lavoro e benefici per chi è in cerca di occupazione. Un passaggio di rito, una fase di mediazione che, ovviamente (e a parte nella Libia di Gheddafi), ha caratterizzato tutte le proteste negli altri Paesi. E nemmeno al Governo dell’Oman basteranno le promesse per ribaltare un regime nel quale il Sultano detiene il potere assoluto, non permettendo nemmeno l’esistenza di partiti politici.

Anche per questo, di fronte alla richiesta di democrazia e maggiore partecipazione, la repressione di Said è stata feroce. Due le persone che sarebbero morte oggi secondo fonti locali. “La gente è arrabbiata”: questo il lapidario striscione che campeggia per le strade di Sohar, dove i manifestanti stanno rispondendo con altrettanta ferocia alle azioni della polizia: dopo essere stato saccheggiato, un grande supermercato è stato dato alle fiamme. Presa d’assalto anche una stazione di polizia, dalla quale si è cercati di liberare i detenuti.

Intanto dopo Yemen, Bahrein e Oman, il resto del mondo arabo inizia seriamente a temere che il contagio continui a diffondersi: ieri, in Arabia Saudita, re Abdullah ha annunciato misure economiche e importanti iniziative in favore della popolazione. Evidentemente la sola eco dell’effetto domino inizia a spaventare tutti.

Cristiano Marti