Sandro Bondi: mi voglio dimettere

Di lui si erano ultimamente perse le tracce, tanto da invogliare qualche scherzoso giornalista a interpellare la trasmissione “Chi l’ha visto?” per ottenerne notizie. In una lunga intervista a Il Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, spiega il motivo della sua prolungata assenza dalla ribalta politica e la voglia di dedicarsi a una vita più riservata, fatta di affetti e di impegni al riparo dai riflettori.

“Ho già chiesto più volte al presidente del Consiglio di essere sostituito – ha confessato il responsabile della Cultura – Vorrei dimettermi e spero che accetti le mie dimissioni al più presto”.

“Voglio dedicarmi alla mia famiglia, alla mia compagna ha spiegato Sandro Bondie continuare a fare il senatore lavorando al fianco del presidente Berlusconi” ma “voglio sparire dalla prima linea“. “Spero che nelle retrovie – ha continuato – io possa trovare un minimo di terreno utile a fare quello che per me significa la politica: un confronto di idee e impegno per il rinnovamento del Paese”.

Nella sua scelta ha di certo pesato la mozione di sfiducia chiesta dalle opposizioni per “punirlo” delle disattenzioni dimostrate nella gestione del patrimonio culturale nazionale (dopo i crolli di Pompei); una richiesta che ha fortemente provato il ministro. “Ho vissuto la mozione di sfiducia – ha raccontato il coordinatore del Pdl – come una grande lacerazione. Per tre mesi sono stato sotto attacco dell’opposizione in maniera violenta e non ho ricevuto nessuna solidarietà. Sono stato lasciato solo“.

Non solo, nello sfogo che Sandro Bondi ha consegnato a Il Corriere della Sera c’è anche spazio per una critica feroce rivolta al leader dell’Udc, reo – a suo avviso – di aver votato a favore della mozione di sfiducia: “Sono stato l’unico dentro al Pdl a tenere sempre una porta aperta nei confronti del suo partito – ha detto il ministro riferendosi a Pier Ferdinando Casini – e lui mi ha ricambiato con un atteggiamento barbaro“.

Maria Saporito