Studiare aiuta a mantenere la pressione bassa

C’ è una consolazione per chi passa anni della propria vita studiando, senza avere certezze troppo positive sul mondo del lavoro. Lo studio farebbe molto bene alla salute, in particolare alla pressione sanguigna.

 Questo quanto emerge da una recente ricerca statunitense pubblicata sulla rivista “Bmc Public Health”, condotta dai ricercatori della Brown University del Rhode Island, i quali hanno notato come, soprattutto nelle donne, un alto livello di istruzione fosse associato a bassi rischi di malattie cardiache e cardiovascolari.

Il team di ricercatori ha monitorato per 30 anni (1971 al 2001) la salute di quasi 4mila americani, uomini e donne, prendendo in considerazione anche altri fattori come fumo, alcol ed assunzione di farmaci. Si è notato che livelli di istruzione più alti (laurea) sono associati a bassi rischi per il cuore, a loro volta correlati con valori più bassi di pressione sanguigna. In particolare nelle donne con basso livello di istruzione è stata registrata una pressione arteriosa superiore di 3,26 millimetri di mercurio rispetto alle donne con un livello di istruzione più alto. Per gli uomini, la differenza è scesa di 2,26 millimetri di mercurio. Coloro che raggiungono la laurea, che accumulano cioè almeno 17 anni di studio, hanno dunque una pressione più bassa, un minor rischio di soffrire un infarto, o un ictus, generalmente non sono in sovrappeso e fanno abuso di alcool e fumo di sigaretta in maniera limitata rispetto ai coetanei che non hanno concluso le loro carriere scolastiche.

Lo studio suggerisce anche che un basso livello d’istruzione può predisporre gli individui verso lavori faticosi e stressanti che possono essere associati a pressione elevata. “La scarsa istruzione – afferma Eric Loucks, che ha guidato la ricerca – porta gli individui verso lavori caratterizzati da elevati livelli di tensione, associati ad una pressione sanguigna alta”. Secondo i ricercatori, inoltre, le donne con livelli inferiori di istruzione hanno più probabilità di soffrire di depressione, di vivere in aree povere e al di sotto della soglia di povertà.

Adriana Ruggeri