Gemelline: fa discutere il silenzio della famiglia di Matthias Schepp

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:35

Con l’agghiacciante ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, la tredicenne bergamasca scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta ben tre mesi dopo, l’attenzione mediatica, per un effetto che gli studiosi dei mezzi di comunicazione chiamano agenda setting, sembra aver abbandonato il giallo delle gemelline svizzere, Alessia e Livia, scomparse anche loro, ma in tempi relativamente più recenti: le bambine a fine gennaio erano in compagnia del padre, l’ingegnere Matthias Schepp, poi sembrano essere state risucchiate dal nulla.

L’uomo, affranto dalla fine del proprio matrimonio, si è suicidato nella stazione di Cerignola (Fg) lo scorso 3 febbraio. E le bambine? Che fine hanno fatto?

Nelle indagini sono state coinvolte le polizie di ben tre nazioni: Italia, Francia, Svizzera.

Schepp, infatti, ha compiuto un lungo viaggio – molto probabilmente le bambine sono state con lui, almeno per una parte di esso – partendo da St. Sulpice, villaggio svizzero nel cantone di Vaud, per arrivare in Francia dove la sua presenza è stata registrata sia a Lione che nella città di Marsiglia (l’uomo prelevò soldi dal bancomat, spedì una cartolina alla madre delle bimbe e poi si imbarcò per la Propriano).

In Corsica, si concentrano la maggior parte dei dubbi degli inquirenti: pare che l’uomo comprò tre biglietti per arrivare sull’isola, ma da qui ritornò in Francia con un solo ticket.

Schepp fu visto in Campania, prima di giungere in quella Puglia che sarebbe diventata il capolinea del suo viaggio verso la morte. Un percorso ancora irto di zone d’ombra, in cui soprattutto non si è compreso il momento in cui l’uomo si è separato dalle gemelline. L’ingegnere svizzero ha confessato, all’interno di alcune lettere inviate alla ex moglie, Irina Lucidi, di aver ucciso Alessia e Livia, ma molti pensano che ciò sia da considerarsi come un possibile depistaggio per fare in modo che ci si rassegni a non cercarle più.

Nel corso di questi trenta giorni, sono diventate più di 35 mila le persone che seguono la vicenda sul social network Facebook, intervenendo sulla bacheca del gruppo “Missing Alessia & Livia“, amministrato dalla famiglia di Irina.

Ed è proprio su Internet che diverse persone hanno iniziato a far notare uno strano comportamento di chi comunque, da questa vicenda, è stato toccato direttamente: se è innegabile che la famiglia della mamma delle bimbe sia stata sempre attiva, lo stesso sembra non potersi dire per la famiglia di Matthias Schepp.

Al di là di una breve dichiarazione in cui si è resa nota la convinzione che il padre delle bimbe debba essere stato afflitto da un’acuta forma di depressione per poter fare ciò che ha scritto di aver compiuto, non si sono più registrati appelli o iniziative atte a favorire lo sviluppo delle indagini.

Qualcuno sul social network qualcuno si è lasciato sfuggire dalla bocca: «Ma non sono anche le loro nipoti?».

Simone Olivelli