Iran: scomparsi gli oppositori Mousavi e Karroubi. Torna l’onda verde a Teheran

Qualche settimana fa erano stati costretti agli arresti domiciliari. E ad oggi non si ha alcuna notizia certa sulla sorte dei due leader dell’opposizione Mir Hosein Mousavi e Mehdi Karroubi. A lanciare l’allarme è stato il sito Kaleme.com che ha parlato dell’arresto dei due politici, il quali sarebbero stati tradotti insieme alle mogli nel carcere di Heshmatiyeh a Teheran.

Notizia che il regime smentisce con forza, ribadendo però la sua piena autonomia decisionale, soprattutto in tema di giustizia: “La notizia del trasferimento di Mousavi e del signor Karroubi al centro di detenzione di Heshmatiyeh – ha detto il Procuratore Generale iraniano Hossein Mohseni Ejeie è falsa ed è stata pubblicata da alcuni media ostili (al governo).” E comunque, ha aggiunto il Ministro degli Esteri Ramin Mehmanparast, la questione è “un affare interno, e nessun Paese ha, ne mai avrà, il diritto di interferire in decisioni della magistratura”.

Al di là delle smentite ufficiali, però, resta l’apprensione dei familiari di Mousavi e Karroubi i quali, sempre tramite Kaleme.com hanno respinto ogni smentita sulla cattura dei loro genitori: “L’unico modo per smentire la notizia dell’arresto è per noi incontrarli immediatamente nella casa di nostro padre. Alla luce dei fatti degli ultimi giorni e settimane, siamo certi che i nostri genitori non siano a casa.

Una paura che non sarebbe del tutto in fondata, se si pensasse agli eventi degli ultimi giorni. Intanto il crescere delle pressioni da parte dell’opposizione, che martedì scorso aveva organizzato una manifestazione nella capitale, bloccata poi dall’imponente presidio delle forze dell’ordine. Ma soprattutto la richiesta avanzata nei giorni scorsi da 200 parlamentari, insieme ad esponenti del clero e a sostenitori del governo, hanno chiesto di mettere sotto processo Mousavi e Karroubi come traditori degli ideali della Repubblica Islamica.

Probabilmente una reazione scontata, quella da parte del regime, nata probabilmente dall’ultima provocazione dei due leader del movimento verde, i quali negli ultimi giorni avevano pubblicato un nuovo “manifesto del movimento”, un documento che probabilmente racconta quello che sarebbe avvenuto in piazza il 14 febbraio. Appena un anno dopo dal momento in cui l’onda verde aveva iniziato a cambiare il corso di questo Paese. E che oggi riparte da Teheran, in  Piazza Sadeghieh. Ancora proteste contro il regime. Ancora scontri, ancora tanti arresti. Oggi si è scesi in piazza per chiedere la liberazione di Mousavi e Karroubi. Domani, come sta accadendo in tutto il mondo arabo, la stessa piazza diventerà il passo decisivo verso la democrazia.

Cristiano Marti