Ruby e quelle confidenze fatte al poliziotto

L’agente Ermes Cafaro ne è certo: quel pomeriggio del 27 maggio scorso, quando incontrò per la prima volta la marocchina Ruby, la ragazza era prodiga di confidenze. Arrivati in commissariato fu proprio la minorenne (fermata per furto) a consegnare al poliziotto rivelazioni interessanti, tradendo una scarsa tendenza alla riservatezza.

“In commissariato mentre sbrigavo le pratiche – ha dichiarato Cafaro al cospetto dei pm di Milano – Karima mi disse che avrebbe voluto fare il carabiniere. Io ironicamente risposi che ritenevo improbabile che una cittadina marocchina senza documenti potesse accedere ai ranghi dell’Arma”.

“Fu proprio in quel momento – ha continuato il poliziotto – che la minore mi rispose che lei era una lontana parente di Mubarak e che Silvio la stava aiutando per farle ottenere i documenti. Ripetè più volte il nome ‘Silvio’ senza che io nell’immediato ricollegassi quel nome al presidente del Consiglio”.

Per quanto, secondo l’agente, la giovane marocchina dimostrò per prima di credere poco in quel che diceva: “Ridendo disse – ha ripreso Cafaro – ‘Chi ci crede che una marocchina abbia la nazionalità egiziana?‘, con ciò mettendo in rilievo che il riferimento a questa parentela era un escamotage per facilitare l’ottenimento dei documenti e che alla pratica ci avrebbe pensato Silvio”.

Non solo, con i magistrati che lo hanno interrogato, il poliziotto ha parlato anche della versione fornita da Ruby sulle sue serate ad Arcore: “Ricordo perfettamente – ha dichiarato Cafaro – che la minore precisò che era stata accompagnata o quanto meno presentata da Lele Mora presso la residenza di Arcore”.

“C’era una festa – ha continuato l’agente – ed era naturalmente presente Berlusconi e altre ragazze e anche persone di sesso maschile, di cui non ricordo se mi specificò i nomi. Ruby mi disse che non si era tanto divertita o comunque si era trovata a disagio, tanto che il presidente se ne accorse e le si avvicinò, chiedendole se preferiva andare via”.

“Sempre Ruby, che era un fiume in piena – ha proseguito Ermes Cafaro – continuò a raccontare che Berlusconi, avvedutosi del disagio della ragazza, l’aveva fatta accompagnare dalla sua scorta a casa. A dire della Ruby, proprio il capo scorta le aveva consegnato una busta che lo stesso disse provenire dal presidente Berlusconi in persona. La minore raccontò che all’interno di quella busta erano contenuti 15 mila euro in contanti”.

Quanto al gran trambusto verificatosi negli uffici della Questura milanese dopo gli “interessamenti” giunti dalla presidenza del Consiglio: “Fui informato dall’assistente di polizia Landolfi, che aveva condotto la minore in Questura – ha raccontato Cafaro – che lì si erano recate delle persone per la sua situazione e che erano state fatte pressioni affinché la ragazza fosse affidata ad una persona, di cui solo in seguito ho saputo il nome, Nicole Minetti”.

“Landolfi mi riferì che dalla segreteria della presidenza del Consiglio – ha continuato il poliziotto – erano arrivate in Questura delle telefonate, e che personale del consolato egiziano si era presentato in Questura. Landolfi, nel lamentarsi che gli avessi lasciato una rogna, era visibilmente impressionato dalla mole di interventi che avevano caratterizzato la vicenda della minore, tanto che scherzando – ha concluso Cafaro – mi disse: ‘Vuoi vedere che questa lo conosce veramente Mubarak?'”.

Maria Saporito