Shock in Pakistan: bambini giocano a fare il ‘kamikaze’

Islamabad, 1 marzo. Shock in Pakistan: da alcuni giorni fa discutere il video pubblicato su Youtube di alcuni bambini che giocano a fare il “kamikaze”. Il filmato di pochi minuti mostra il devastante impatto psicologico che le violenze perpetuate dai talebani hanno sulle nuove generazioni. I più piccoli tendono a prendere esempio da ciò che vedono continuamente intorno a loro e soprattutto in tv e tentano in tutti i modi di emulare i loro eroi, quei kamikaze che uccidono decine di persone e che in patria sono onorati e glorificati. Un’infanzia deviata che spesso ha origine nella stessa cultura pakistana e nelle scuole che introducono i ragazzi alla jihad, la guerra santa.

Le immagini che si susseguono nel video sono chiare e nitide. Il bambino terrorista è vestito di nero. Salutati uno ad uno tutti i suoi amici e i suoi cari e poi si avvicina verso alcuni civili innocenti. Un bambino, nel ruolo di un poliziotto, gli ordina di fermarsi, ma lui imperterrito si fa saltare in aria in nome della jihad. Si alza un polverone di terra: gli amichetti si fingono morti e feriti, mentre i “superstiti” si prendono cura di loro. È questa la trama del singolare quanto tremendo gioco messo in atto da alcuni bambini pakistani. Un tempo i bambini giocavano a nascondino, adesso si esercitano a far i kamikaze, come se fosse la cosa più naturale e innocente del mondo.

“È terrificante e allarmante – ha detto Salma Jafar, responsabile dell’ong britannica “Save the Children” in Pakistan – I più piccoli restano affascinati dai terroristi invece che prenderne le distanze”.

Ashan Masood, camionista pashtun del Waziristan è stato il primo a pubblicare il video sul social network Facebook, asserendo di averlo ricevuto da un amico e definendolo “divertente”. Le sequenze sarebbero state girate con un telefonino nella zona di Khost, in Afghanistan. Un’infanzia segnata da un futuro fin troppo chiaro. Un gioco spaventoso, che dovrebbe far riflettere sulla situazione della popolazione che si vive in Medio Oriente.

Emanuele Ballacci