Bankitalia: le banche segnalino le operazioni sospette di Gheddafi

Ieri 1° marzo la Banca d’Italia, attraverso l’Unità di informazione finanziaria (Uif), la sezione della banca centrale nazionale operativa contro il riciclaggio, ha sollecitato le banche italiane all’obbligo di segnalare le operazioni sospette legate alla famiglia di Muammar Gheddafi e al governo libico in generale.

Si tratterebbe del primo passo per consentire alla stessa Uif  l’eventuale esercizio del potere di sospensione.

Lo si apprende da una nota di Bankitalia che fa riferimento alla risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu del 26 febbraio, nella quale le Nazioni unite hanno previsto “l’adozione di misure di congelamento dei fondi e delle risorse economiche possedute, direttamente o indirettamente, da alcuni membri della famiglia di Muammar Qadhafi (Gheddafi)”.

“Sul piano internazionale sono state inoltre avviate iniziative volte a congelare le attività riconducibili a persone ed entità del governo della Libia”, continua la stessa nota, con la quale Bankitalia richiama “l’attenzione dei destinatari dell’obbligo di segnalare le operazioni sospette sull’attività dei soggetti sopra indicati, ai fini di un adempimento tempestivo di detto obbligo, in modo da consentire all’Uif  l’eventuale esercizio del potere di sospensione” disciplinato dalle leggi italiane.

A Roma, intanto, la Rete degli esperti del Comitato di sicurezza finanziaria si è riunita per fare chiarezza sulle partecipazioni detenute dal governo di Tripoli in società italiane, tra cui risaltano le quote in Unicredit e Finmeccanica. Le valutazioni saranno poi poste all’attenzione del Governo. Nel caso in cui si seguisse la soluzione di Gran Bretagna e Stati Uniti si giungerebbe ad uno stop al diritto di voto in assemblea e niente dividendi per i soci libici di Unicredit e Finmeccanica.

Gran Bretagna e Stati Uniti hanno già esaminato la posizione della Lybian Investment Authority (Lia) e della Banca Centrale libica, congelando i beni ritenuti nella del clan di Gheddafi. Il Governo inglese,  infatti, ieri ha annotato la Lia tra i soggetti direttamente controllati dal leader libico e ha così congelato la sua quota del 3,27% nel gruppo Pearson, che edita il Financial Times. Le azioni della Lia non potranno essere vendute e il fondo libico non percepirà dividendi sulle sue quote. Sulla stessa linea gli Usa, che hanno bloccato i beni appartenenti sia alla Lia che alla Banca Centrale libica. Per le autorità statunitensi, da quanto riportato dal Wall Street Journal, entrambi i soggetti “sono direttamente controllate dal colonnello Muammar Gheddafi”.

Ieri anche la Banca nazionale austriaca (OeNb) ha confermato che sarà congelato tutto il patrimonio della famiglia del leader libico e del suo clan in Austria, con tanto di interdizione dell’accesso, diretto o indiretto, ai beni congelati da parte di queste persone, o a loro beneficio. I depositi libici presso le banche austriache ammontano a 1,2 miliardi di euro.

Nell’Unione europea le sanzioni dovrebbero diventare esecutive giovedì, con la pubblicazione del regolamento che dovrà essere approvato nelle prossime ore dai Paesi membri. Per ora la lista compilata dall’Ue – si afferma da Bruxelles – contiene solo nomi di persone fisiche e non di società.

Marco Notari