Gemelline: un mese fa iniziava il mistero

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:16

La terribile scoperta del cadavere di Yara Gambirasio, avvenuta tre mesi dopo la sera in cui scomparve da Brembate di Sopra, ha concentrato l’attenzione dei media sul caso, dopo che, per più di un mese, lo si era accantonato per rispetto del silenzio stampa richiesto dai familiari ma anche perché nel frattempo altri accadimenti misteriosi avevano appena bussato alla porta della cronaca.

Oggi c’è chi, pur tristemente attonito davanti alla barbarie che ha coinvolto la tredicenne bergamasca, chiede che non ci si dimentichi di diffondere notizie e di interessarsi circa la scomparsa di qualcuno che potrebbe essere ancora in vita: il riferimento è alle gemelline svizzere, Alessia e Livia.

Sul gruppo creato su Facebook per raccogliere informazioni e segnalazioni, qualcuno ha scritto: «Una morte così ingiusta come quella di Yara Gambirasio fa venire i brividi e la rabbia a tutti. Preghiamo per quest’anima innocente con tutto il cuore e siamo vicini alla famiglia. Ma non dimentichiamoci di smuovere tutto il mondo, cari giornalisti, per cercare chi è ancora in vita: Alessia e Livia!»

Un mese fa, giorno più giorno meno, Matthias Schepp, un ingegnere svizzero dai capelli biondi e che lavorava per la Phillip Morris, si trovava con le sue due figlie, due gemelle seppur diverse, i cui nomi sono Alessia e Livia. Le piccole hanno appena sei anni.

Schepp doveva passare con loro un fine settimana, per poi riportarle a scuola il lunedì successivo. L’uomo, di recente separatosi da Irina Lucidi, sua ex moglie nonché madre delle bimbe, veniva da un periodo non sereno: la fine del matrimonio, il timore di perdere l’affidamento delle figlie.

Il biondo ingegnere portò le proprie figlie – o almeno così pare – in Francia per poi da lì imbarcarsi per la Corsica, su un traghetto con destinazione Propriano.

Del resto si sa ben poco, solo che il 3 febbraio l’uomo si suicidò presso la stazione di Cerignola, in provincia di Foggia. Ma delle bambine nessuna più notizia, soltanto ipotesi, supposizioni e paure.

Alessia e Livia mancano da casa da più di quattro settimane e le indagini sulla loro scomparsa, nonostante abbiano coinvolto le polizie di Italia, Francia e Svizzera, non hanno ancora portato a risultati apprezzabili.

In questo giallo senza frontiere vi sono, per adesso, soltanto tanti pezzi di puzzle di cui però non si conosce la logica che li sostiene. Nomi di persona, luoghi, oggetti, messaggi frullano nella testa di chi si è interessato alle sorti delle due gemelline. Soltanto sul gruppo Facebook vi sono più di 36 mila iscritti.

I luoghi sono questi: St. Sulpice, Marsiglia, Lione, Corsica, Propriano, Bastia, Tolone, Livorno, Vietri sul Mare, Ascoli, Cerignola, forse Tenerife e chissà quali altri ancora.

I nomi: Matthias, Irina, Katia, Olga e tutti coloro che credono di aver intravisto nel proprio cammino i corpicini di Alessia e Livia, un giorno in cui, però, non si sarebbero mai aspettati di trovarsi davanti a qualcuno che da lì a poco sarebbe scomparso nel nulla.

Ma ad avere un ruolo nella vicenda sono anche gli oggetti: il navigatore, le lettere, il testamento, le cartoline, il maglione, gli scarponi infangati, i seggiolini lasciati a casa, l’automobile, il bancomat, i soldi, i biglietti del traghetto. Prima tre, poi uno.

Tanti pezzi, un solo punto interrogativo: dove sono Alessia e Livia?

Simone Olivelli