Yara, forse morta dissanguata: ma il sangue dove è finito?

Le indagini sulla morte di Yara Gambirasio proseguono anche se – almeno questo è ciò che arriva all’esterno – pare procedano a tentoni, non fosse altro che le numerose ipotesi avanzate circa la dinamica dell’omicidio risultano non solo diverse tra loro, ma spesso contraddittorie quasi non ci si volesse sbilanciare in ricostruzioni che al momento sembrano impossibili da fare.

Eppure l’autopsia è stata fatta e anche se bisognerà attendere diversi giorni per avere i risultati di alcuni esami anatomopatologici, sarebbe presumibile che già oggi si possano escludere alcune possibilità. Ma non è così.

Se ieri si era diffusa la voce secondo cui la ragazza potrebbe essere rimasta vittima di uno strangolamento, e dunque le ferite rinvenute sul cadavere potrebbero essere solo conseguenti al tentativo di Yara di difendersi dall’assassino, oggi si è paventata anche la possibilità che la tredicenne possa essere morta a causa di dissanguamento: l’omicida avrebbe abbandonato il corpo convinto che fosse privo di vita, mentre così non era.

Ma è un’ipotesi possibile?

Partendo dal presupposto che sembra essere meno in discussione, almeno da parte degli investigatori, ovvero che Yara sia sempre stata nel campo di Chignolo d’Isola, una morte per dissanguamento avrebbe lasciato diverse tracce. Immaginare una Yara che viene colpita da diversi fendenti tali da rimanere agonizzante nella sterpaglia, porta anche a pensare che questo sangue sia rimasto sul terreno.

E pur considerando che sono trascorsi tre mesi dal momento in cui la giovane ginnasta scomparve da Brembate, e che dunque gli agenti atmosferici abbiano potuto cancellare le macchie più evidenti, rimane comunque ovvia l’idea che il sangue avrebbe comunque dovuto macchiare i vestiti, fatto questo che non è mai stato reso noto sin dalle ore successive al ritrovamento.

E allora, cos’altro potrebbe essere accaduto?

Che fine ha fatto il sangue?

S. O.