Berlusconi: Ruby era maggiorenne, è stata registrata due anni dopo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:00

Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.

Se non si può abbassare la soglia della maggiore età come suggerito da Cicchitto, allora di certo si potrà innalzare l’età di Ruby Rubacuori.

Potrebbe sembrare una trovata buttata lì, giusto per ironizzare sul complesso di onnipotenza che traspare spesso dalle parole, opere e omissioni del nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, eppure quella appena esposta sembrerebbe costituire un asso nella manica del premier.

Berlusconi, che tra poco più di un mese dovrà presentarsi davanti ai giudici di Milano per rispondere delle accuse di prostituzione minorile e concussione, nell’ambito della vicenda ribattezzata Rubygate, sembra sempre più convinto di poter dimostrare la propria innocenza e la presunta parzialità di quei magistrati che, a suo dire, hanno creato dal nulla un impianto accusatorio che poggerebbe su basi solide quanto le sabbie mobili.

Per il leader del Pdl la concussione – accusa che fa riferimento alla telefonata con cui Berlusconi, alla fine di maggio dello scorso anno, avrebbe messo pressioni agli agenti della Questura milanese nell’intento di ottenere il rilascio della giovane marocchina trattenuta perché sospettata di furto – non esisterebbe poiché «il diretto interessato ha smentito di avere subito pressioni di qualsiasi tipo» e lo stesso varrebbe per la prostituzione minorile.

A tal proposito, Berlusconi ha innanzitutto ricordato ai suoi uomini che «Ruby ha sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali con me», ma ha anche svelato quello che porterebbe a mettere fine al processo un attimo dopo che esso fosse iniziato: Ruby non sarebbe stata minorenne nel periodo in cui ha frequentato Villa San Martino ad Arcore.

Come è possibile?

Il premier ha confidato di aver scoperto che la ragazza «è stata registrata all’anagrafe due anni dopo essere nata».

Se le cose stessero così, per i legali del presidente del Consiglio non ci sarebbe più bisogno di dimostrare alcunché riguardo alla supposta colpevolezza del loro assistito.

Simone Olivelli