No all’Election Day, il Pd a Maroni: “300 mln equivalgono a un mese di cassa integrazione”

Maroni non tenti di fare dei giochi di prestigio con i milioni di euro che verranno spregiudicatamente bruciati dal Governo nel vano tentativo di affossare i referendum. Altro che 50 milioni di euro, i costi diretti e indiretti in caso di consultazioni elettorali separate sono nell’ordine di 300 milioni, ovvero all’incirca quanto è costata allo Stato la cassa integrazione del mese di febbraio”.

E’ il duro attacco diretto dal democratico Achille Passoni al ministro Maroni, che ieri si è detto contrario ad accorpare in un solo giorno i referendum con il secondo turno delle amministrative, decisione che comporterà un grosso spreco di denaro pubblico.

”Nel mese di febbraio – sottolinea l’esponente del Pd – le aziende italiane hanno chiesto all’Istituto di previdenza l’autorizzazione per 70,6 milioni di ore di cassa integrazione con un aumento del 17,2% rispetto a gennaio, quando le ore erano 60,3. Dietro a questi numeri ci sono 360mila lavoratori coinvolti nei processi di cassa, con un taglio netto del reddito per oltre 231 milioni di euro, pari a circa 650 euro per ogni singolo lavoratore”.

”Non approntare l’election day è un vero e proprio scippo ai danni di cittadini e ai lavoratori in difficoltà, che complice la crisi che ancora morde devono tirare la cinghia, mentre il Governo – conclude Passoni – non si fa scrupolo di ricorrere ad un escamotage per sfuggire al giudizio degli elettori”.