Cerignola, gemelline: ritrovato il microchip del navigatore di Schepp

Migliaia di chilometri di strade, un percorso lungo più giorni, fatto di tensioni, pensieri macabri, ricordi sbiaditi. Paura.

Tutto ciò potrebbe essere racchiuso – o almeno questa è la speranza degli inquirenti e di tutti coloro che nell’ultimo mese si è interessato alle sorti di Alessia e Livia, le gemelline svizzere scomparse a fine gennaio – in pochi centimetri, quelli occupati da un microchip di un navigatore satellitare. Non uno qualsiasi, ma quello di Matthias Schepp, il padre delle bimbe scomparse, l‘ex marito della loro madre, Irina Lucidi, ma soprattutto l’artefice di questo mistero che da quattro settimane trascina i protagonisti di questa storia in una perpetua altalena di emozioni.

Speranze e angosce.

Le prime affidate alla consapevolezza di quanto amore Matthias provasse per le sue figlie, sentimento che non può essere stato messo da parte per le incomprensioni coniugali, per tristi storie da grandi. Le seconde, invece, che subentrano al pensiero che l’ingegnere, così meticoloso e pieno di cure, possa essere imploso nello stesso impeto di quelle passioni che lo tenevano legato alla vita.

Al punto di scegliere di morire e, ancora peggio, di aver fatto ricadere la propria volontà anche su chi, per la tenera età e per la fiducia che ogni bambino nutre verso il proprio padre, non potrebbe mai pensare che un fine settimana di giochi possa concludersi in tragedia.

Quest’ultima parola, Alessia e Livia, probabilmente non l’avranno nemmeno mai sentita nominare . Come è normale che sia per due bambine di appena sei anni.

Ma adesso l’esame di quel microchip, che verrà presto inviato negli Stati Uniti, potrebbe ridisegnare la parabola percorsa da Matthias Schepp da St. Sulpice fino a Cerignola. L’ultima fermata prima di dire addio alla vita.

Nella speranza che il tragitto di Alessia e Livia, prima di giungere al capolinea pugliese, abbia preso una deviazione. Non solo geografica, ma anche nel destino.

S. O.