Il rilancio dell’Italia inizia in cucina? Newnotizie ad Identità Golose 2011

Il luna park di Chicco Cerea ad Identità Golose 2011 (credits Lorenzo Masini)L’immagine che possono avere i non addetti ai lavori di fronte ad un congresso di cucina è sempre scettica. Si immagina una convention di mangioni intenti ad ingozzarsi. Non che manchino gli onnipresenti ‘corsari’ del buffet, ma grossa parte del pubblico di Identità Golose era in cerca di gratificazioni non solo per il palato.

L’aspetto infatti che ci ha maggiormente colpito di questa tre giorni milanese dedicata all’alta cucina è il nuovo status raggiunto dalla figura dello chef.  Paolo Marchi, il patron ed inventore di Identità Golose che trovate nel video in basso, ha raccontato molto bene cosa vuol dire esser cuochi in Italia: lo chef  è da tempo un professionista che porta lustro all’immagine dell’Italia nel mondo, ma il nostro paese non è ancora in grado di valorizzare questa figura come dovrebbe.

Potrebbe quindi sembrare una provocazione proporre come nuovo leader del governo italiano uno chef. In realtà bisognerebbe cominciare a pensare che dietro la parola chef c’è molto di più di un semplice ‘spadellatore’. C’è innanzitutto la capacità di coordinare una brigata di almeno dieci persone, la prontezza nel rispettare le richieste dei clienti, la necessità di migliorarsi e di sperimentare partendo da una tradizione. Ma c’è anche la capacità di raccontare storie e coinvolgere il pubblico in un viaggio che non è solo legato al gusto, ma anche culturale. La grande cucina, oltre ad essere ricerca e sperimentazione continua, è anche il tentativo di andar aldilà di quello che il cliente si aspetta o che già conosce. Provate a spostare queste caratteristiche alla gestione della cosa pubblica e la nostra paradossale proposta forse vi sembrerà meno strana.

Ad Identità Golose abbiamo partecipato alle conferenze di Ciccio Sultano, di Davide Scabin, di Carlo Cracco e a quella stracolma di Massimo Bottura. L’impressione era sempre la stessa: gli chef sembrano sempre più delle rockstar, capaci di ipnotizzare il pubblico parlando di nuove alchimie culinarie. Nella fotogallery  in basso troverete alcuni dei momenti salienti di queste lezioni di cucina. Niente a che vedere con la Prova del Cuoco o con le ricette di Benedetta Parodi. La maggior parte dei piatti presentati difficilmente avrebbero saziato i vostri commensali perchè, anche se sono state superate da anni le microporzioni da nouvelle cousine, scordatevi i piatti di pasta cari ad Alberto Sordi in Un americano a Roma.

Mario Pagano