Libia, Gheddafi continua a sparare sulla folla e chiede all’Onu di “non intervenire”

La violenza non accenna a placarsi in Libia, ormai insanguinata da quella che sembra sempre più una guerra civile. I fedelissimi del colonnello Gheddafi hanno ripreso la sanguinosa offensiva contro i ribelli nella città di al-Zawiyah, in Tripolitania e a 40 chilometri da Tripoli.

Secondo quanto reso noto dall’emittente al-Jazeera le, almeno 200 persone sono morte in quello che è l’estremo tentativo del raìs di riprendere il controllo della città. Le testimonianze parlano di gente “ammazzata per la strada” e dei carri armati che hanno aperto il fuoco sulla folla.

I ribelli antigovernativi sono impegnati anche su altri fronti, soprattutto le zone intorno ai centri petroliferi di Brega, Ras Lanuf e Ajdabiya. Le forze ostili a Gheddafi hanno annunciato di aver preso il controllo di Ras Lanuf, a 300 chilometri a sud-ovest di Bengasi, anche se la notizia è stata smentita da Tripoli. Anche in questa città, il bilancio degli scontri parla di morti e feriti.

Gheddafi e il suo governo, intanto, hanno distribuito una lettera ai 15 paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per chiedere di adottare un atteggiamento di fermezza nei confronti di quelli”Stati che stanno minacciando di ricorrere alla forza nel Paese. Tale azione”, continua la missiva, “contrasterebbe con la Carta delle Nazioni Unite e le norme del diritto internazionale sulla sovrantià di uno stato ed il non intervento negli affari interni di quello stesso stato o sulla violazione della sua sicurezza ed integrità territoriale”. Nella lettera il raís chiede anche di sospendere le sanzioni approvate dall’Onu -che prevedono, tra l’altro, anche il congelamento dei beni del Colonnello e dei membri della sua famiglia-fino a che non “vengano sospese in attesa che si accerti la verità” su quanto accaduto in Libia.

Annastella Palasciano