Firme contro Berlusconi: tutti i dubbi dei democratici

La faccenda è nota: l’appello lanciato qualche tempo fa da Pier Luigi Bersani alla base del Pd per mandare a casa Silvio Berlusconi ha riscosso un successo (apparentemente) plateale. L’obiettivo dei 10 milioni di firme da raccogliere è stato centrato in poco più di un mese, spronando i dirigenti democratici a credere di aver saputo finalmente avanzare una proposta capace di conquistare i favori degli elettori sfiniti dalle vicende giudiziarie del premier.

Ma a guastare la festa in casa Pd sono intervenute le “segnalazioni” di alcuni pidiellini e degli immancabili Il Giornale e Libero, che hanno fatto notare come a sottoscrivere la petizione lanciata da Bersani siano stati anche internauti “burloni” che hanno voluto sostenere l’iniziativa democratica firmandosi con nomi come Hitler, Lenin ma anche Cip e Ciop, Topolino e Moana Pozzi (solo per citarne alcuni). Tanto quanto basta a suscitare una bufera. Anche tra i democratici: “Raccogliere 10 milioni di firme – ha commentato Ivan Scalfarotto – non può essere l’unico modo che abbiamo di rappresentare l’indignazione degli italiani. Quel numero rischia di ingabbiare il Pd, mentre gli italiani continuano a chiederci di costruire un Paese diverso”.

“Il tema vero – ha continuato – è quello di riuscire a trovare una comunicazione efficace per raggiungere cittadine e cittadini. Obama ha sintetizzato il rinnovamento americano in otto parole, Cameron in dieci quello inglese dunque il Pd alla prossima Direzione nazionale – ha concluso il democrat – dica sette parole che indichino chiaramente dove vuole portare il Paese”.

Non la pensa diversamente il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che pur aver sottoscritto la petizione lanciata dal suo partito, ha candidamente ammesso: “Mi sono sentito un po’ patetico, perché Berlusconi se ne frega delle nostre firme“. Ma ad andare giù pesante è stato l’ulivista Mario Barbi: “Prima siamo stati tutti impegnati nella sfiducia al governo Berlusconi per sostituirlo con un governo di larghe intese – ha iniziato – poi abbiamo dato tutti battaglia per chiedere le dimissioni di Berlusconi per l’affaire Ruby; poi abbiamo inseguito la magistratura sperando nella spallata. Tutti questi tentativi sono falliti. Una riflessione su una linea – ha tagliato corto il democratico – la dobbiamo pur fare”.

A tentare di arginare il dissenso interno sono stati, invece, il vicesegretario del partito, Enrico Letta, e il capogruppo alla Camera, Dario Franceschini: “La sostanza – ha notato il primo – è che ci sono milioni e milioni di firme di cittadini italiani determinati a mandare a casa Berlusconi nonostante l’azione di alcuni, che hanno cercato di delegittimare questa operazione“.

“C’è un’opposizione in Parlamento – ha aggiunto Franceschini – che stiamo facendo in modo determinato e propositivo, ma c’è anche una mobilitazione della società civile che deve far sentire la propria voce e deve dimostrare che l’Italia è ancora capace di indignarsi e di reagire”. Mentre Chiara Geloni, direttore di YouDem, ha inviato un messaggio severo ai detrattori dell’iniziativa: “State attenti voi a sputtanare l’impegno di milioni di persone – ha scandito la responsabile della tv del Pd – Se fossero nove milioni e otto le firme vere, cambierebbe qualcosa?”.

Maria Saporito