Quante bugie ci raccontiamo in amore?

Siete gelosi perché troppo innamorati del vostro partner? Bugia! Avete tradito una volta, ma non conta? Un’altra bugia! Credete che tutti gli uomini sono infedeli? Ancora bugie! Siete convinti che le relazioni uccidano la passione? Basta raccontarvi bugie, aprite gli occhi!

101 bugie che ci raccontiamo in Amore e sull’Amore di Nadiolinda, non è il solito manuale d’amore. Una raccolta di consigli ironici che fanno sorridere durante la lettura perché riescono a farti immedesimare o pensare a qualche storia accaduta a un’amica.

Giornalista, copywriter e invita speciale del programma di Mtv “Loveline”, Nadia Busato ha risposto ad alcune domande per New Notizie.

Nel tuo libro individui quattro tipi di bugie d’amore: le bugie per necessità, le bugie opportuniste, le bugie emotive e quelle per insicurezza. In amore come in amicizia molti mettono al primo posto la sincerità.  Quali di queste bugie sono in grado di distruggere un rapporto?

L’unica categoria di bugie che nasconde un secondo fine, ovvero quelle opportuniste. Il fatto e che, quando si mente per amore, lo si fa soprattutto per salvaguardarlo. Detto così, sembra un controsenso; eppure, basta leggere a caso qualcuna delle bugie per riconoscere facilmente se stessi o qualcun altro. Il fatto è che l’amore è una fede, molto più simile alla religione che non all’esperienza umana. Ci si crede oppure no: non ci sono alternative. Ma quando il nostro ideale d’amore si scontra con la vita, con le delusioni, con i compromessi piccoli e grandi che dobbiamo accettare, ecco che scatta un meccanismo istintivo di autodifesa che mette in campo la negazione o addirittura la bugia. Detta a noi stessi o all’altro, dissimulata o disinvolta, unica o reiterata: la casistica è davvero ampia. Ma mai e poi mai, quando si ama, si puo accettare che ci sia un secondo fine, spesso molto concreto, dietro al sentimento e alle parole spese. Questo è un oltraggio spesso imperdonabile e qualche volta addirittura catastrifico.

Sfatiamo subito un mito che per anni ha accompagnato il mondo femminile. Più una persona è inafferrabile più è affascinante.

Anche il mondo maschile ha lo stesso immaginario: proprio in questi giorni ho risposto alla lettera di un innamorato che cerca di conquistare a tutti i costi una donna che gli sembra (cito) “gelida come il ghiaccio, distante come la luna, misteriosa come gli abissi”. E’ certo che la porta chiusa del suo cuore nasconda in realtà un cuore in grado di amare come nessun’altra. E, ovviamente, che lui possa trovare la chiave giusta per aprirla, questa porta. E’ il classico danno delle favole, reiterato da Hollywood e che affonda le sue radici fin nel medioevo, dove i trovatori pagani cantavano degli amori struggenti e impossibili tra amanti destinati a un tragico destino di lontananza o addirittura di morte. Insomma: benché la società ci spinga a formare una coppia e giurarci eterna fedelta nei vincoli del matrimonio, noi continuiamo a immaginare l’amore come una perenne sfida, una battaglia che ci veda protagonisti eroici per un oggetto del desiderio che ci tiene vivi quanto piu non riusciamo a possederlo. La tragicità dell’amore puro e quello che appartiene ai grandi drammi, alla lirica, al teatro. Ed è lo stesso che, più in piccolo, può distruggerci la vita. Ma prova a chiedere a un uomo cosa sceglierebbe di fronte a una bellissima addormentata in mezzo a un bosco di rovi: cercarla per cent’anni combattendo senza sosta o farsi un aperitivo in centro coi colleghi sperando di accalappiare una preda ben più semplice al bancone del bar?

Le nuove generazioni vivono molto attraverso i social network. Alle conoscenze in palestra, al cinema o al parco, preferiscono Facebook e le community virtuali. Sul web si perdono le inibizioni e flirtare per molte ragazze è più semplice. Ma un amore che nasce su internet ha le potenzialità per diventare qualcosa di importante e duraturo? E qual è la piaga dei rapporti nel 2011?

Ti sorprenderebbe leggere i numeri degli over 65 (senior o anziani, che dir si voglia) che bazzicano nel virtuale alla ricerca di nuovi partner! Comunque, le dinamiche nel web sono sempre le stesse, anche perché il grado di confidenza che si può raggiungere in pochissimo tempo è davvero impressionante. Certo, la realtà è sempre diversa. Personalmente, non ho mai amato le relazioni nate su web; ma mi salva il fatto di essere molto concreta quando si parla di attrazione e di empatia: di un uomo mi piace conoscere la voce, il sorriso, l’odore, la consistenza della sua pelle. Tutte cose che la virtualità non prevede e che, spesso, sono fonte di insicurezza più per noi stessi che non per l’altro. Ovvero: la virtualità sembra un mezzo più facile per fare conoscenze, in realtà non abbatte le nostre vere inibizioni. Questo, unito alla facilita degli incontri, alla loro quantità potenzialmente e alla loro frenesia direi che sono i veri nemici delle relazioni dei nostri giorni. L’amore richiede tempo per molte cose, soprattutto per materializzarsi in un corpo: se stiamo cercando la nostra chance di vera felicita, e bene non dimenticarlo.

Nel libro, ogni bugia è accompagnata da una lettera che hai ricevuto per la rubrica “La posta del cuore” su BresciaOggi. In quattro anni hai ricevuto tanti messaggi di uomini e donne che chiedevano aiuto per problemi di cuore. Hai una lettera che ti è rimasta nel cuore?

La rubrica è iniziata nel 2008, dunque ormai siamo al quarto anno di lettere dei lettori, sempre più appassionate, sempre più interessanti, sempre più scritte e, naturalmente, lette. Il confronto coi lettori e preziosissimo: mi ha aiutato a ricredermi su molte idee che possedevo sull’amore e sulle relazioni, imparando che non esistono né verità né condotte irreprensibili. Ogni lettera è speciale a suo modo, ma ricordo in particolare quella di una donna innamoratasi di un uomo molto più giovane e che, dopo un anno di passione, si chiedeva quale fosse il limite alla sua felicita e se non fosse giusto essere sincera con il marito e i figli. Una lettera, nel suo romanticismo cosi concreto e puro, straziante che ha costretto anche me a misurarmi con un’etica del sentimento che non ha nulla a che fare con la teoria. Così… la mia risposta la trovate alla bugia n.44.

Qualche giorno fa, il presidente del consiglio Berlusconi ha dichiarato che finché sarà al governo, i gay non potranno adottare un figlio. Nel libro parli di amore pansessuale, ogni persona sarà libera di esprimere se stessa e legherà il desiderio di una famiglia solo e soltanto al suo personale trasporto emotivo. Credi che le coppie omosessuali abbiano il diritto di sposarsi come una coppia etero?

Al contrario: credo che ogni coppia abbia il diritto di non sposarsi e di vedersi riconosciuta lo stesso come un pilastro della società. Il matrimonio è solo un simbolo, non cambia nulla. Lo dimostrano i dati sui tradimenti e, negli ultimi anni, la crescita esponenziale e inarrestabile di divorzi e separazioni. La dichiarazione di Berlusconi è assolutamente fuori tempo e risponde a due differenti tentativi, entrambi disperati. Il primo è quello di compattare il “senso della famiglia” intorno a uno schieramento da stadio: o si e pro o si e contro. Ma famiglia e matrimonio sono molto spesso due realtà non necessariamente complementari. Il secondo è quello di creare un nemico assoluto contro cui battersi. In questo caso, gli omosessuali. Le parole sono pericolose, soprattutto se rischiano di negare la realtà che noi stessi conosciamo. Cosi, un’affermazione omofobica mascherata da difesa illusoria di un’ideale della famiglia ormai obiettivamente desueto, ha causato solo un inasprimento degli atti di violenza contro i gay. Un bel passo indietro, considerando che sia nel nostro paese che nel resto del mondo le coppie gay sono spesso stabili e felici e pronte a offrire il loro amore a bambini che ne avrebbero un gran bisogno. Per il futuro, non bisogna limitarsi a sperare, ma battersi strenuamente perché la famiglia diventi, anche istituzionalmente, il riconoscimento di un nucleo fondato sull’amore e sul rispetto, non sul formalismo e la coalizione ad odiare il diverso.

In un momento così delicato per l’Italia, si parla di ragazze disposte a tutto pur di avere un posto di lavoro o di ricevere degli aiuti economici. Se invece raggiungi una carriera che sogni ti accusano di aver ceduto a delle avances. Secondo te perché c’è così tanta indifferenza per le donne in carriera?

Direi che le ragazze di cui si parla sono semplicemente prostitute a cui, non si sa perché, sono stati proposti ruoli di merito. Ai politici che l’hanno fatto posso solo dire questo: le puttane si pagano e basta. Non c’e bisogno di fingere che siano qualcos’altro! Detto questo, per tutti esiste un nemico comune, quando si parla di successo e di merito: l’invidia. In troppi casi, è triste ammetterlo, quelli che ti accusano di aver avuto raccomandazioni particolari hanno ragione. Personalmente, cerco di non ascoltare le malignità e, quando qualcuno osa muovere certe insinuazioni, lo invito a provare a fare il mio lavoro. E se il mio editore lo /la sceglierà o la mia caporedattrice lo/la pubblicherà, mi congratulerò. Finora, non è mai successo; ma la competizione sana non mi fa paura. D’altronde, come scrive Paul Graham, spesso le persone sono cattive solo perche non possono fare a meno di esserlo. E noi abbiamo cose ben più importanti di cui occuparci, no?!

Il matrimonio è un tema che nel libro tocchi più volte senza però dare una risposta decisa al pro o contro nozze. Molte donne si fanno grandi aspettative sulla vita matrimoniale, molte restano con dei fidanzati che non amano pur di avere un anello al dito e molte, invece, dopo qualche anno iniziano a tradire il marito. Si dice che il matrimonio è la tomba della passione. E perché allora davanti alle prime difficoltà si preferisce scappare piuttosto che affrontare i problemi insieme? L’amore non era così profondo?

Abbandoniamo per un attimo il sogno femminile della cerimonia in abito bianco e proviamo a vederla attraverso una metafora. Il matrimonio è una tappa. Come può esserlo, ad esempio, la laurea. Ti ricordi le emozioni di quando hai terminato gli studi? C’era passione per un mestiere, tante idee, ancora più ideali, entusiasmo, trasporto, voglia di spaccare tutto dimostrando il tuo valore. E poi sono arrivati i curriculum rifiutati, le prime esperienze deludenti, il senso di inadeguatezza, l’inesperienza, le tentazioni delle scorciatoie e molto altro. E magari ti sei svegliata un giorno dicendoti che no, non era proprio questo che volevi. Solo che quello che volevi… non te lo ricordi più! Hai forse sbagliato tutto? No, certo. E’ che la vita è complessa, piena di deviazioni, di problemi. Nel matrimonio ci aiuta il fatto di essere in due e, dunque, quando uno manca o è in difficoltà, l’altro può sopperire. Ho visto matrimoni sopravvivere a catastrofi e a diaspore indicibili e tornare più saldi di prima. Il segreto? Quasi banale: rispetto reciproco, assunzione delle proprie responsabilità, dialogo sempre aperto, soprattutto quando è più difficile condividere e verbalizzare i problemi e i drammi interiori.

Cosa conta davvero in una relazione? Quali bugie bisogna evitare e soprattutto bisogna essere completamenti sinceri con il partner o è meglio non condividere tutto?

Ai tempi del virtuale, la sincerità è un’utopia! C’è un limbo di felicità tra la coppia simbiotica (destinata al logoramento o alla sclerosi) e il matrimonio cosiddetto me marriage (il matrimonio fatto con una persona che ci permette di crescere o di innalzare il nostro status). In una relazione quello che conta davvero è amare in modo sincero, il che implica anche saper ricevere nel migliore dei modi l’amore che l’altro ha da offrirci a suo modo. Detto in altre parole: ognuno ama come può e non dobbiamo aspettarci di essere amati con le stesse nostre stesse modalità. Faccio un esempio: un partner che non è di molte parole, non significa che non ci manifesti il suo sentimento con i gesti o anche solo con la sua presenza nei momenti davvero importanti. Le bugie non sono dannose, purché siano a fin di bene. Ogni altra implicazione può avere effetti collaterali troppo seri per un sentimento che vive essenzialmente di spontaneità e leggerezza!

Daniela Ciranni