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Yara, dopo Sgarbi la Santanché: Bisogna che i magistrati si dimettano

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Errare humanum est, perserverare autem diabolicum.

Il detto vale lo stesso se a sbagliare non è lo stesso individuo, ma qualcuno che condivide la stessa missione da tempo? Forse sì, forse no.

A noi non rimane altro che constatare come il caso che da giorni impazza nell’agenda dei media, ovvero il giallo di Brembate con l’omicidio, avvolto ancora nel mistero, di Yara Gambirasio, la tredicenne ritrovata morta lo scorso 26 febbraio a Chignolo d’Isola dopo essere scomparsa tre mesi prima, abbia travalicato i confini della cronaca nera per riversarsi in maniera macabra in quelli della politica.

E non perché l’assassino stia seduto nei palazzi del potere, ma perché la povera vittima di questa oscura vicenda è diventata l’ennesimo ariete in mano di chi, incurante delle sensibilità altrui, pensa di poter usare il dolore privato dei familiari e collettivo della comunità per perseverare in un’azione esplicitamente politica: la delegittimazione della magistratura.

Ieri c’aveva già pensato Vittorio Sgarbi che, intervenendo in diretta alla trasmissione L’Arena, condotta da Massimo Giletti, si era lanciato in un attacco violento contro quei magistrati che sprecherebbero soldi inutilmente per montare casi dal nulla, invece di occuparsi dei crimini concreti come quello del delitto di Brembate.

Il riferimento di Sgarbi era chiaramente indirizzato al Rubygate e al processo che vedrà come imputato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusato di prostituzione minorile e concussione. Berlusconi, così come del resto in tutte le vicende giudiziarie che lo hanno riguardato in passato, si è dichiarato vittima di un sistema ideato con l’esplicito intento di eliminarlo dalla scena politica. E così tutti coloro che lo seguono, quotidianamente, si lanciano in un’intifada basata non sulle pietre ma sulle dichiarazioni sui media.

Ma se è vero che le parole sono pietre, allora forse i presunti terroristi li abbiamo già in casa. Imbellettati e rifatti.

Oggi l’attacco tocca a Daniela Santanché.

L’attuale sottosegretario con delega all’attuazione del Programma del Governo, intervistata da Il Giornale, ha dichiarato: «Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi perché se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell’Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva».

Per poi proseguire: «Tutti chiedono le dimissioni di tutti. A Berlusconi per il Rubygate, a Bondi perché è crollato un muro marcio a Pompei, a Rosi Mauro per la gestione dell’aula del Senato. Perché non si possono chiedere le dimissioni dei magistrati e dei procuratori? Li ha toccati la mano di Dio».

La sensazione è che il banchetto macabro sia appena iniziato.

Accomodatevi, c’è posto.

Nella foto: una scena del film Viridiana di Luis Bunuel.

Simone Olivelli

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