Dopo 10 anni, 1 italiano su 2 ha paura della “mucca pazza”

Sono passati 10 anni, eppure la “mucca pazza” fa ancora paura agli italiani. Uno su due (54%) ne ha ancora timore, memore della prima e più drammatica emergenza alimentare che ha sconvolto l’Italia.

A dieci anni esatti dal varo di misure nazionali per arginare l’allarme arrivato dalla Gran Bretagna, la Fondazione UniVerde e Coldiretti organizzano un incontro mercoledì 9 marzo a Roma dal titolo “Mucca pazza dieci anni dopo”. Sul tavolo, oltre al punto di vista degli addetti ai lavori e degli esperti, il primo studio sui cambiamenti nel piatto degli italiani (piatti della tradizione cancellati o stravolti) e sulla mutata percezione della sicurezza alimentare.

Obiettivo è approfondire un processo di rigenerazione che ha portato “dalla paura alla precauzione”, determinando una “svolta nei campi e sulla tavola”, facendo conquistare al “Made in Italy” primati nella qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Al centro dell’incontro anche il costo delle emergenze alimentari e i sistemi di controllo attivati per evitare che episodi simili si ripetano in futuro.

“I dati – sottolinea l’allora ministro dell’Agricoltura e attuale presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio – dimostrano l’importanza dell’etichetta e della tracciabilità nell’agroalimentare“. La sorveglianza in atto ha permesso l’eliminazione di ogni rischio di infezione dalla carne per il consumatore e ha consentito la quasi completa eradicazione della malattia, seppure non ancora la sua scomparsa assoluta. L’ultimo caso di Bse in Italia è stato infatti diagnosticato a metà gennaio in una bovina di Bergamo di 14 anni, portando a 145 i casi confermati nella popolazione bovina, dal 2001 ad oggi in Italia.

Ci sarà anche il “Marcheburger Doc”, in rappresentanza della carne di razza bovina Marchigiana, domani a Roma per ricordare il decennale di mucca pazza. L’idea è della Coldiretti Marche, che porterà l’hamburger preparato con la carne locali come uno degli esempi di come l’emergenza abbia in realtà portato a un rilancio degli allevamenti regionali, grazie alla capacità di puntare sul legame con il territorio e di recuperare un tipo di mucca che sembrava sul punto di scomparire.

Adriana Ruggeri