La Santanché su Yara e Procura: “Rivendico il mio diritto di critica”

“Rivendico la libertà di critica“: parola di Daniela Santanché, che non sembrerebbero per niente anormali. Se la critica non fosse rivolta ai magistrati, e non avesse messo in mezzo la tragica scomparsa di Yara Gambirasio. In breve: per l’ex leader della Destra i giudici di Milano, col dispiegamento di forze e danaro impiegato per indagare sul Rubygate, avrebbero fatto meglio a risparmiare per poter aiutare le ricerche della bambina della bergamasca, evitando così di sottrarre fondi e mezzi per il suo ritrovamento. Tesi un po’ forte, che il sottosegretario rivendica.

“Critico un’indagine che si è dimostrata finora inadeguata. La magistratura non può pretendere di avere, oltre all’immunità per i propri errori, il diritto di non vedere il proprio lavoro essere messo in discussione”, spiega replicando infatti alla nota del procuratore capo di Bergamo, Massimo Meroni, secondo il quale – come riferito in giornata all’Ansa –  “l’assurdità e il livore che connotano tale dichiarazione sono tali che la stessa non meriterebbe alcun commento da parte della Procura”.

“Mi sorprende che un alto rappresentante di questa casta – prosegue la Santanché – voglia zittire un rappresentante del governo, quando i suoi colleghi intervengono quotidianamente e pubblicamente su questioni politiche e legislative che non dovrebbero riguardarli. Adesso mi aspetto che oltre al mio silenzio chieda anche le mie dimissioni”, ha concluso.

Un’occasione per tacere, sempre secondo il procuratore capo Moroni: “Ovviamente la Procura di Bergamo ignora, in quanto utilizzate da altro ufficio di procura, quali siano state le “risorse e le tecnologie” spese per indagare “sulle ragazze dell’ Olgettina” ma, qualora l’On.Santanché, che evidentemente ne é a conoscenza, vorrà comunicarcelo, anche se oramai con ritardo, le assicuriamo che siamo pronti a fare altrettanto”.

“Credo che l’on. Santanché – è la perentoria chiosa del procuratore – di fronte a questo tragico evento, abbia perso una buona occasione per restare in silenzio“.

v.m.