Bersani: noi, più resistenti di Berlusconi

Nella giornata internazionale dedicata alle donne, il Pd – come è noto – ha recapitato a palazzo Chigi il primo scatolone contenente le firme di quanti hanno voluto dire basta al berlusconismo imperante, richiedendo le dimissioni del presidente del Consiglio. Un risultato vissuto come un trionfale successo dalla dirigenza del partito, poco propenso ad intrattenersi invece sulle polemiche relative ai falsi firmatari, che hanno sottoscritto la proposta democratica ricorrendo a pseudonimi “stravaganti”: da Topolino a Moana Pozzi, da Che Guevara a Ruby Rubacuori.

“Oggi (Ieri per chi legge, ndr) con queste milionate di firme che abbiamo presentato – ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – siamo certi di avere raggiunto l’obiettivo dei dieci milioni. Queste firme per le dimissioni sono il più bel regalo da fare all’Italia. Questa raccolta è stata una campagna straordinaria, mai è stato così facile ed entusiasmante raccogliere tante firme – ha aggiunto – con una straordinaria partecipazione della gente”.

“Il presidente del Consiglio – ha continuato il leader dei democratici – ci ha portato a pensare che la mercificazione della donna sia lo spazio della sua libertà. Bisogna reagire a questo veleno che rischia di distruggere gli anticorpi morali di questo Paese. Questo non è giustizialismo, ma civismo. E’ serietà nella conduzione della cosa pubblica, dignità della cosa pubblica”.

E in un trionfo di ottimismo, il segretario del Pd ha prefigurato un futuro carico di successi per il suo partito: “Il premier dice di avere tenuta e resistenza – ha sacndito – ma noi ne abbiamo sempre un minuto di più. Arriverà presto il momento che se ne andrà e noi da ogni circolo del Pd diremo, come fa Vasco Rossi: ‘io sono ancora qua’”.

Maria Saporito