Bocchino chiude al Pd: mai alle amministrative insieme

Il ragionamento è questo: se è vero che Fli ha deciso di presentarsi agli occhi del Paese come l’espressione di un centrodestra “diverso” ( lontano da Silvio Berlusconi), è altrettanto vero che non può permettersi di cedere alle lusinghe di chiunque. Per questo il vicepresidente dei finiani, Italo Bocchino, ha oggi ribadito al Corriere della Sera l’indisponibilità del suo schieramento a siglare intese spericolate con il centrosinistra al fine di mandare a casa Berlusconi.

“Alle amministrative non ci sarà una scheda elettorale che veda il nostro simbolo accanto a quello del Pd – ha tagliato corto Bocchino – Raimondo Pasquino (candidato del Terzo Polo a Napoli su cui potrebbe esserci la convergenza dei democratici, ndr) è un candidato eccellente, che probabilmente tutti avrebbero voluto candidare, ma non abbiamo nessuna ragione per andare con il Pd. Gli elettori non apriranno mai una scheda che veda il nostro simbolo accostato al loro”.

Una chiusura che coinvolge anche il partito di Antonio Di Pietro e le proposte referendarie da lui sostenute: “Fli – ha spiegato il finiano – è composto da una classe dirigente e parlamentare che ha votato tutte e tre le leggi di cui si chiede l’abrogazione. La mia opinione è che nel metodo bocciarle sarebbe un esercizio di antiberlusconismo che può servire solo a Di Pietro e nel merito sarebbe incomprensibile”.

Anche perché – ha aggiunto Bocchino – l’ obiettivo da centrare non è quello di colpire mortalmente il premier, ma quello di favorire l’avvio di una fase nuova: “La fase barricadera – ha detto – si è conclusa con il voto di sfiducia del 14 dicembre. L’ala moderata di Fli non sono solo Adolfo Urso e Andrea Ronchi, è tutto il partito. Che ha deciso al congresso, all’unanimità, che la stagione dell’antiberlusconismo è finita perché noi vogliamo andare oltre l’antiberlusconismo“.

E ancora: “Un partito che discute – ha osservato il vice di Gianfranco Fini – è un partito vivo, che ci siano più tesi è una ricchezza. E comunque la nostra dialettica interna è sicuramente inferiore a quella tra Veltroni e Bersani, tra Dell’Utri e Scajola”.

Quanto alla riforma della giustizia che Angelino Alfano sottoporrà oggi all’attenzione di Giorgio Napolitano e che potrebbe presto fare capolino in Aula: “Io posso dire – si è sbottonato Italo Bocchino – che non c’è un nostro no preventivo, perché il Paese ha bisogno di una riforma della giustizia. Siamo disposti a discutere nel merito, condividiamo l’ipotesi della separazione delle carriere, dei due Csm, meno – ha precisato – delle modifiche all’alta Corte, ma discutiamo“.

Un’apertura parzialmente frenata da alcune precisazioni: “La riforma – ha sottolineato il dirigente di Fli – non deve prevedere norme ad personam e non deve essere punitiva nei confronti dei magistrati. Una riforma così importante dovrebbe essere varata con la massima convergenza di forze e dopo un attento ascolto dei magistrati, e non mi pare tiri questa aria. E poi – ha aggiunto – se una riforma del genere viene proposta da chi, come Berlusconi, mostra di volerla per reazione nei confronti di chi ritiene lo abbia ‘colpito’ – ha concluso Bocchino – si delegittima l’autorevolezza del tentativo”.

Maria Saporito