Bossi: macché Gheddafi, le armi le ha la Padania

La secessione della Padania può anche darsi che si realizzi davvero, ma non sarà certo merito delle armi di Gheddafi; parola del senatur Umberto Bossi che, rispondendo oggi pomeriggio alla Camera alle domande dei cronisti, ha liquidato con una battuta (?) le presunte dichiarazioni ad una Tv francese del colonnello libico, che avrebbe rivelato di aver ricevuto proprio dalla Lega Nord, negli anni scorsi, una richiesta d’aiuto per sostenere, anche militarmente, la costruzione di una forza secessionista.

“Aiuti a Gheddafi per creare la Padania? Ma vi pare. – ha spiegato Bossi – Per fortuna abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia. Gheddafi e’ un gatto che sta affogando e si arrampica. La storia insegna che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate Umberto I, fu ucciso”.
“Non mi pare – ha chiosato il ministro degli Interni Roberto Maroni, intervenendo al “Tg La7” – che Bossi abbia mai incontrato Gheddafi in vita sua. […] Quindi non credo che sia una notizia degna di fondamento”.

Al di là della veridicità o meno delle dichiarazioni del colonello, il caso “padano-libico” di oggi mette comunque in luce, a partire dalla realtà attuale e dalle prospettive del Rais,  due elementi purtroppo caratterizzanti del profilo politico dell’attuale maggioranza parlamentare.
Ben esemplifica la forza acquisita dal Carroccio all’interno del Governo e del Paese, infatti, il fatto che sia permesso, ad un ministro e al leader del terzo partito italiano, di rivendicare, in Lombardia, una base militante non solo numerosa, ma anche armata!
Per comprendere la gravità del sostanziale silenzio che ha accompagnato l’ultima boutade leghista, d’altronde, basterebbe pensare a cosa sarebbe potuto succedere se, nel corso della Prima Repubblica, qualche leader comunista avesse avuto la sorprendente idea di giustificare la propria indipendenza dall’Unione Sovietica rivendicando di avere già il possesso delle armi necessarie alla rivoluzione socialista…

Le dichiarazioni di Gheddafi, inoltre, dimostrano come il Governo italiano, ma anche buona parte dei più importanti personaggi politici e istituzionali europei, abbiano ragione di temere un trascinarsi della guerra civile libica che potrebbe indurre il Rais, protagonista di una resistenza tanto infaticabile quanto priva di prospettive, a confidare all’informazione mondiale i particolari poco edificanti dei propri rapporti con i Governi occidentali.
E, allora, perfino il baciamano finirebbe in secondo piano…

Mattia Nesti