Riforma giustizia: Alfano illustra le novità a Napolitano

E’ atteso per il pomeriggio di oggi l’incontro tra il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Al Colle il Guardasigilli recherà con sè la bozza della riforma della Giustizia che verrà ampiamente dibattuta domani, in sede di Cdm (straordinario).

Per sapere quale sarà la reazione del capo dello Stato al cospetto del provvedimento tanto caro al premier (che qualche giorno fa lo ha definito “epocale”), bisognerà attendere il pomeriggio di oggi, per quanto i soliti bene informati sostengano che ad accogliere oggi Alfano potrebbe non essere Giorgio Napolitano in persona ma il segretario generale del Quirinale, Donato Marra.

Sia come sia, il testo che oggi il ministro della Giustizia presenterà al presidente della Repubblica (o a Marra) è carico di novità. Prima tra tutte, la separazione delle carriere tra i giudici e i pm, con i primi che rimangono l’unico “ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere e soggetto solo alla legge” e i secondi che costituiranno, invece, “un ufficio organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che ne assicura l’indipendenza, con l’obbligo di esercitare l’azione penale secondo le modalità stabilite dalla legge”. In pratica, se la norma venisse approvata, i pm non potranno più disporre della polizia giudiziaria direttamente (come avviene adesso), ma secondo le modalità stabilite dalla legge appunto.

Al centro della riforma anche i due Csm – uno per i giudici e l’altro per i pm – che verranno presieduti da figure differenti. Il primo (quello dei giudici) dal capo dello Stato, il secondo (quello dei pubblici ministeri) dal Procuratore generale della Cassazione. I due organi si occuperanno della gestione delle assunzioni, delle assegnazioni, dei trasferimenti e delle promozioni di giudici e pm, ma non potranno assolutamente adottare misure di indirizzo politico né esprimere pareri sui disegni di legge presentati dal governo.

Nel testo che Alfano mostrerà oggi all’inquilino del Quirinale compare anche la creazione di una Corte disciplinare esterna ai due Csm che dovrà vigilare sull’attività dei due organi, accertandosi che i ruoli e le funzioni vengano rispettati e regolarmente svolti. Ne faranno parte membri eletti per 1/3 dal presidente della Repubblica, per 1/3 dal Parlamento e per 1/3 dagli stessi giudici e pm. Tra le norme più attese, infine, anche quella relativa all’inappellabilità delle sentenze di assoluzione (contenuta nell’articolo 111).

Maria Saporito