Yara, criminologo Picozzi: E’ stata nel cantiere di Mapello

Nelle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne ritrovata morta lo scorso 26 febbraio dopo essere scomparsa tre mesi prima dal paesino bergamasco di Brembate di Sopra, esistono diversi coni d’ombra che non permettono ancora di inquadrare il caso: non si conosce ancora il movente, la dinamica del delitto, i tempi e i luoghi.

Nello stesso momento, in questi cento giorni, tanti sono gli elementi che hanno fatto discutere chi si è interessato alla vicenda, complicando il lavoro degli inquirenti. Si è spesso parlato di un puzzle con tantissimi pezzi, ma di cui non si conosce ancora la logica che permetta di ricomporli.

Sullo sfondo di questa storia che, se non fosse per la tragica e reale fine capitata a una ragazzina poco più che bambina, sembrerebbe uscita fuori dalla sapiente penna di un giallista, un elemento è stato sempre presente. Un luogo a cui in tanti hanno fatto riferimento e che tuttavia non sembra essere stato mai considerato fondamentale dagli investigatori.

Parliamo del cantiere situato nel centro di Mapello e che ben presto diverrà un centro commerciale.

Ma cosa collega Yara al cantiere?

Il primo sospettato fu il tunisino Mohammed Fikri, operaio di una ditta che lavora appunto a Mapello. Il tunisino tratto in arresto per una frase sospetta mentre era al telefono, fu poi rilasciato perché all’origine di tutto vi era stata una traduzione errata dall’arabo.

Ciò che, però, ha destato più interesse è stato il fatto che i cani molecolari, guidati dal Soccorso Alpino e chiamati sul posto dai carabinieri di Bergamo nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della tredicenne, si fermarono proprio nei pressi del cantiere fiutandovi, quindi, il passaggio di Yara.

Nelle settimane successive, giunse anche una lettera anonima di qualcuno che dichiarava che la ragazzina si trovava appunto nel cantiere. Nel messaggio il presunto testimone dichiarava di avere «paura».

In questi ultimi giorni, si è espresso sull’omicidio anche il noto criminologo Massimo Picozzi che suggerisce di concentrare le indagini per cercare di capire quando Yara sia stata al cantiere. Lo studioso, infatti, esclude che i cani possano essersi sbagliati: «Se i cani portano al cantiere vuol dire che Yara ci è arrivata».

C’è anche chi ha parlato della possibilità di un coinvolgimento della criminalità organizzata: non a scopo estorsivo, bensì ritorsivo ai danni del padre della tredicenne. Fulvio Gambirasio, infatti, è dipendente della ditta Gamba Coperture che ha intrattenuto rapporti di lavoro con la Lopav Prima Spa, i cui titolari, Patrizio e Massimiliano Locatelli,  furono arrestati perché sospettati di riciclare i soldi provenienti dal narcotraffico.

Tuttavia gli inquirenti non hanno più accennato a questa ipotesi. Resta il fatto che il cantiere di Mapello, distante circa otto chilometri dal luogo in cui è stato ritrovato il corpo di Yara, sembra conservare qualche segreto.

S. O.