Giustizia: Sì del governo al disegno di legge costituzionale

Questa mattina il Consiglio dei ministri ha dato il suo via libera al ddl costituzionale di riforma della Giustizia.
Il consenso è unanime.
Trattandosi di una riforma costituzionale, dovrà essere approvata due volte da entrambi i rami del Parlamento: qualora avrà il consenso di due terzi dei parlamentari entrerà subito in vigore; in caso contrario, sarà sottoposta ad un referendum confermativo tra i cittadini.
Alfano ha spiegato i dettagli della legge e ha riassunto il suo spirito in una battuta: “Questo nuovo sistema prevede il giudice in alto, con il pm e il cittadino allo stesso livello”.

Berlusconi ha definito il ddl non come una legge ad personam “ma una riforma nell’interesse di tutti, un punto qualificante della nostra azione di governo, una riforma organica, di prospettiva e di profondo cambiamento che non ha nulla a che fare con i processi in corso”.

Tra i tanti punti della riforma della giustizia ce n’è uno che Silvio Berlusconi ha particolarmente a cuore e lo spiega lui stesso in conferenza stampa a palazzo Chigi: si tratta di “regolamentare l’inappellabilità per le assoluzioni in primo grado”.
“Ma il caso Ruby non c’entra nulla”, ci tiene a precisare il premier, anche se è stata presentata nemmeno due mesi dopo il suo rinvio a giudizio per concussione e prostituzione minorile. E’ solo una coincidenza.

La riforma è invece bocciata senza mezzi termini dal leader dell’Idv, Antonio di Pietro: “È stata proposta una riforma così antidemocratica da stravolgere lo stato di diritto, noi presenteremo un solo emendamento, completamente abrogativo di tutta la riforma”, che l’ex pm ha definito “non degna nemmeno del peggior vecchio stato sudafricano”. Meno netto il finiano Benedetto Della Vedova: “Esamineremo i testi e faremo le nostre valutazioni senza pregiudizi”.

Matteo Oliviero