Il segretario Rasmussen: la Nato pronta ad intervenire in Libia

Si parla di Libia a Bruxelles, e la richiesta dell’Occidente nei confronti di Gheddafi si fa ogni giorno più pressante: dimissioni immediate per il Raìs. E’ unanime l’accordo sul punto da parte dei Ministri della Difesa dei Paesi Nato, riunitisi oggi per discutere le prossime decisioni da prendere. Ma se l’intesa c’è sulla cacciata del Colonnello come primo passo da compiere, il confronto si è fatto delicato sulle possibili azioni militari da intraprendere, a partire dall’istituzione di una “no fly zone”.

Il primo a frenare su questa possibilità è stato proprio il segretario generale Nato Anders Fogh Rasmussen, il quale si è detto disposto ad appoggiare eventuali decisioni sugli spazi aerei libici soltanto se nel Paese dovessero sussistere condizioni definite di legalità, o comunque solo se tali decisioni trovassero il sostegno della popolazione. Prospettiva che, secondo il Segretario, al momento sembra tutt’altro che raggiungibile, anzi: prendere in questo momento decisioni affrettate comporterebbe “il rischio di una divisione all’interno del Paese” oltre che il pericolo, sempre secondo Rasmussen, di “vedere uno stato fallito in futuro che potrebbe rappresentare terreno fertile per estremismo e terrorismo”.

Se la Nato procede con cautela, a sbilanciarsi è la Francia, che oggi ha riconosciuto il ribelle Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) come “legittimo rappresentante” del popolo libico. Una decisione supportata addirittura da già avviati progetti diplomatici: i libici, infatti, apriranno “un’ambasciata in Francia e Parigi ne aprirà una a Bengasi in via transitoria, in vista di un trasferimento della sede di Tripoli.” A comunicarlo è stato lo stesso presidente Nicolas Sarkozy, il quale si è detto disposto a dare il suo completo appoggio a bombardamenti aerei mirati” in Libia.

Proposta frenata subito dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. Al momento, secondo il titolare della Farnesina, la soluzione che l’Italia sarebbe disposta ad appoggiare sarebbe quella di una missione navale Nato – Ue per potenziare l’embargo delle armi. Anche perché, come ha sottolineato anche Rasmussen in una conferenza stampa a Bruxelles, per un’azione militare sarebbe necessario il consenso del Consiglio di Sicurezza. Nonostante però la prudenza nelle parole del Segretario, lo stesso comunica la decisione della Nato di incrementare la presenza internazionale nel Mediterraneo: “Le navi miglioreranno la capacità di comprendere la situazione, aspetto fondamentale date le attuali circostanze. Il messaggio che vogliamo inviare oggi è che la Nato è unita, che vigila, e che è pronta ad entrare in azione.

Cristiano Marti