Lega – Pdl: la rottura parte dalle amministrative?

Cosa accade nel centrodestra? La granitica alleanza cementata da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi rischia davvero di sfarinarsi? Questi e altri interrogativi affollano da qualche giorno le pagine dei quotidiani italiani, insinuando sospetti nella mente dei lettori che assistono a una fase politica quanto mai delicata.

A dare il ‘la’ alla questione è stata la notizia ufficializzata lunedì sera dallo stesso Umberto Bossi relativa alla volontà – da parte del Carroccio – di valutare città per città l’opportunità di sostenere un candidato in tandem con il Pdl in vista delle prossime elezioni amministrative. In pratica, se la Lega ha ribadito la sua “completa fedeltà” al governo Berlusconi su scala nazionale, lo stesso non ha fatto a livello territoriale.

Il Carroccio si nutre del rapporto strettissimo che i dirigenti hanno saputo instaurare con la “base” e per questo – è stato il ragionamento dei colonnelli leghisti – le candidature per le prossime amministrative dovranno essere stabilite da coloro che sul territorio agiscono e conoscono le reali dinamiche tra i vari schieramenti. Detto in altre parole: mani libere nei comuni sotto i 15mila abitanti, ma anche nelle città più grosse, che non sono capoluogo di provincia. In questi territori – hanno chiarito i dirigenti nazionali del partito – saranno i militanti ad avanzare le candidature dei più “meritevoli”, che potrebbero anche prendere le distanze dal partito di Silvio Berlusconi.

Una novità che se non rappresenta ancora un vero e proprio tradimento, provoca però qualche malumore tra i pidiellini: “L’alleanza di centrodestra – ha commentato Maurizio Lupi – deve vivere in tutti i comuni sopra i 15mila abitanti, per dare continuità tra governo ed enti locali“. Senza considerare che la “concessione” di Bossi ha suscitato reazioni inaspettate anche nei centri più grandi del Nord Italia.

Come a Varese: “La sezione è compatta nel voler correre da sola – hanno dichiarato alcuni militanti della zona – Non si vede perché, se la possibilità di correre da soli è stata data a tutti, debba essere esclusa la sezione più grossa e combattiva della Lombardia”. Campanelli allarmanti, che potrebbero prefigurare tempi difficili per l’alleanza Lega-Pdl.

Non solo: i bene informati sostengono che la base del Carroccio stia tradendo qualche insofferenza anche per l’ascesa inarrestabile del figlio del capo, Renzo Bossi. “Il trota”, già consigliere regionale della Lombardia, starebbe infatti guadagnando continue posizioni nell’organigramma del partito, ostacolando la corsa di molti dirigenti che da tempo si dedicano con abnegazione alla causa leghista. Tra questi, Matteo Salvini, che avrebbe ricevuto un secco no alla sua proposta di candidarsi a vicesindaco di Milano.

Il motivo? Per i più maliziosi, sarebbe stato il modo attraverso il quale il leader del Carroccio avrebbe mandato a dire a Salvini di ridimensionare le sue aspettative in vista di una futura leadership che – ovviamente – spetterebbe, per semplici motivi “dinastici”, al figlio. E per rimarcare il concetto il quartier generale della Lega avrebbe pensato di affidare al giovane Renzo un altro incarico: quello di coordinatore dei media del partito. Una figura del tutto inedita, le cui funzionalità devono ancora essere definite, ma ufficializzata per ribadire al solito Salvini, direttore di Radio Padania Libera: “Attento, il Trota ti controlla. E non molla”.

Maria Saporito