Mazzoni, presidio lavoratori sotto sede Telecom di Perugia: “Garantire continuità occupazionale”

Sono scesi di nuovo in strada per manifestare la loro rabbia e preoccupazione: sono i lavoratori della Mazzoni Spa, azienda che si occupa della gestione e manutenzione delle linee telefoniche in Umbria, recentemente esclusa dal nuovo appalto con cui Telecom affiderà il servizio. Già lunedì scorso i lavoratori della Mazzoni avevano manifestato sotto la Regione Umbria, venendo poi ricevuti dalla presidente Marini, e oggi sono tornati a farsi sentire, dando vita ad un nuovo presidio, davanti alla sede di Telecom, in via Monteripido a Perugia.

All’azienda di telecomunicazioni i lavoratori, sostenuti e affiancati dalla Fiom Cgil, chiedono, infatti, di farsi carico del loro futuro, garantendo l’assorbimento di tutti i 30 addetti umbri da parte dell’azienda che si è aggiudicata l’appalto.

“Telecom non può disinteressarsi del nostro destino dopo aver affidato un appalto con la logica del massimo ribasso – afferma David Cuzzolini, della Rsu Mazzoni – anche perché 3 milioni di euro (a tanto ammonta il valore dell’appalto in questione) sono una cifra più che sufficiente per garantire la continuità occupazionale di noi tutti”.

Ma oltre alla questione lavoro, c’è anche un problema di qualità: “E’ evidente che la nostra esperienza ventennale è una garanzia fondamentale – aggiunge Cuzzolini – perché quando si va a intervenire sulle centrali o sui cavi non si può di certo improvvisare”.

Intanto, la preoccupazione dei lavoratori cresce: “Siamo passati da novembre e dicembre, quando con grande abnegazione e disponibilità abbiamo lavorato i sabati e le domeniche per aggiustare i guasti della rete Telecom – racconta Claudio Maggi, anche lui componente della Rsu – alla situazione attuale, messi in ferie forzate dall’azienda e da 10 giorni completamente fermi”. Una situazione che crea grande apprensione tra i lavoratori, che chiedono, dunque, a Telecom di impegnarsi in prima persona per la salvaguardia dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori.

Mauro Sedda