Pd: Veltroni, Chiamparino e Renzi bacchettano Bersani

Un trio inedito, Walter Veltroni, Sergio Chiamparino e Matteo Renzi, si è esibito ieri a Roma in occasione del convegno organizzato dalla scuola politica animata dall’ex sindaco di Roma, “Democratica”. L’occasione per dare sfogo a pensieri e riflessioni e per fare i conti con una situazione che, se da un lato denuncia la crisi del cosiddetto berlusconismo, dall’altro evidenzia anche i numerosi gap presenti all’interno del Pd, incapace di imporsi sulla scena nazionale nel momento di massima difficoltà del premier.

“Siamo nel momento più cupo di questo lungo autunno nel quale l’Italia è precipitata – ha iniziato Walter Veltroni – ma il problema non è costituito solo dall’inefficienza del governo, ma anche dall’assenza di un’energia di cambiamento e di sfida ai conservatorismi, dalla sensazione che questa condizione di paralisi possa protrarsi per un tempo indefinito”.

“Per preparare la fine di questa stagione – ha continuato l’ex segretario del Pd – bisogna preparare la stagione successiva: non basta dire che questa stagione è l’autunno italiano – ha precisato, facendo esplicito riferimento alle parole utilizzate qualche giorno fa da Pier Luigi Bersani – Finché i cittadini non vedranno davanti la primavera, non cambieranno. Bisogna dire agli italiani che c’è un’alternativa possibile, che nasce da una serie di cose da fare e di valori”.

Un’autocritica che Veltroni ha sintetizzato così: “Se Berlusconi ha ancora consenso, se resta in sella dopo tutto quello che è accaduto – ha detto – una ragione c’è: non c’è ancora in campo un’alternativa credibile“. Parole che hanno fatto il paio con quelle pronunciate dal “rottamatore” Matteo Renzi, che ha avuto da ridire su un paio di “mosse” benedette dal segretario nazionale del Pd.

“La raccolta delle firme (per chiedere le dimissioni del premier, ndr) – ha scandito il sindaco di Firenze – non serve a nulla. Basta con questa ossessione dell’anti-berlusconismo. Io spero che il premier si difenda davanti ai giudici e che dimostri la sua innocenza. E poi spero che il Pd lo batta alle elezioni”.  Critico anche sulla questione delle alleanze: “La santa alleanza – ha tuonato Renzi – è una sciocchezza. Dobbiamo smetterla di inseguire Fini, Bocchino o altri statisti contemporanei”. Una stoccata assestata all’indirizzo di Pier Luigi Bersani, che fino a pochi giorni fa ha ribadito la necessità di cementare intese di largo respiro (che guardano a tutte le forze moderate e riformiste del Paese) per inaugurare una fase nuova.

E il sindaco di Torino? Sergio Chiamparino ha rimarcato un concetto ampiamente esposto dai due colleghi di partito (“Serve andare oltre il berlusconismo, bisogna convincere che c’è un’alternativa credibile”) per poi focalizzare la propria attenzione sullo strumento delle primarie. “Io – ha detto – sono testimone di primarie che hanno funzionato bene. Le primarie sono uno strumento per farti sentire vicino alla tua gente. Sono lo strumento più trasparente e democratico per coinvolgere la tua gente“. Concetto ripreso anche dal giovane “rottamatore”: “Nessuno – ha spiegato Matteo Renzi – può immaginare che le primarie siano la salvezza universale, ma è l’unica forma per immaginare di far partecipare la gente: le sezioni del partito ormai le trovi chiuse, il modello di partito non può essere quello novecentesco. Le primarie restano l’unica strada – ha concluso – per coinvolgere gli elettori”.

Maria Saporito