Arabia Saudita: a Riad è il giorno della collera

Il giorno della collera si avvicina anche per l’Arabia Saudita. Ancora un altro popolo pronto alla rivolta; ancora la rete protagonista di un’organizzazione costretta a nascere clandestina. Un appello su Facebook aveva invitato a manifestare il prossimo 18 Marzo. E invece quel giorno è arrivato oggi, con più di ventimila persone attese a Riad. In allerta il Ministero dell’Interno, il quale fa sapere che ogni manifestazione sarà considerata illegale. La repressione alla quale si prepara quindi il governo è una conseguenza che spaventa già in molti, a partire dalle organizzazioni umanitarie. Human Rights Watch ha già chiesto all’esecutivo saudita di togliere “il suo categorico divieto di manifestazione pacifica”. Anche Washington esprime preoccupazione, ribadendo l’inviolabilità del diritto di manifestare il dissenso in qualsiasi Paese del mondo. Raccomandazioni che il ministro degli Esteri saudita Saud al Faisal rispedisce ai mittenti, non accettando ingerenze esterne negli affari del suo Paese.

Restano per ora le richieste che gli organizzatori hanno avanzato al Governo: riforme strutturali nell’assetto politico ed economico, più lavoro e libertà. Pesa però soprattutto l’appello firmato da oltre duemila, tra accademici, attivisti per i diritti umani e professionisti sauditi, che chiedono una radicale revisione della Costituzione. Come è già successo due settimane fa con la richiesta di riforme economiche e sociali lanciata su internet e firmata da oltre cento intellettuali.

Appelli ai quali per ora la monarchia non sembra voler dare risposta se non con la repressione: almeno diecimila gli agenti mobilitati oggi a Riad. Il governo è preoccupato soprattutto per ciò che sta accadendo nel vicino Bahrein, dove la rivolta è guidata dalla minoranza sciita. Quello che si teme è che l’ondata di malcontento possa diffondersi definitivamente anche fra gli sciiti sauditi. Soprattutto quelli della regione Qafit, ricca di giacimenti di petrolio, che ieri è stato teatro di scontri tra polizia e manifestanti. Tre i feriti fra i rivoltosi che sfilavano ad al Qafit per chiedere la liberazione di nove detenuti sciiti.

Cristiano Marti