Riforma della Giustizia: le novità introdotte dal ddl

E’ arrivato ieri il sì del Consiglio dei Ministri al ddl sulla “epocale” riforma della Giustizia. Rivoluzione che ha già messo in allarme i magistrati, orientati verso uno sciopero generale. Una riforma già satura di polemiche prima ancora di arrivare alle Camere, a partire dalla reazione stizzita di Napolitano, che si è visto recapitare il ddl soltanto poche ore prima dell’approdo in Cdm. Un passaggio che avrebbe ridotto il confronto col Capo dello Stato a mero atto di cortesia, un obbligatorio adempimento burocratico.

Silvio Berlusconi l’ha definita “la rivoluzione della bilancia, spiegando in conferenza stampa che fino ad oggi i processi hanno subito il totale squilibrio in favore dell’accusa: pm e giudice contro la difesa. Con l’approvazione della riforma (la aspettava dal ’94) si raggiungerà il perfetto equilibrio nella bilancia processuale: al centro il giudice, e sui due piatti da una parte pubblico ministero e dall’altra l’avvocato difensore.

Una ricollocazione figurativa che spiega quali sono le novità di una riforma approvata ieri all’unanimità. Intanto il punto centrale della separazione delle carriere: un concorso per diventare giudici ed un altro per i futuri Pm, col relativo sdoppiamento del Csm che si dividerà in Csm della magistratura giudicante e Csm della magistratura requirente. Aumentano i poteri del Guardasigilli, al quale spetteranno le funzioni di ispezione e organizzazione sui servizi relativi alla Giustizia; lo stesso Ministro della Giustizia riferirà ogni anno di fronte alle Camere sullo stato della Giustizia. Importante anche il passaggio sull’azione penale, la cui obbligatorietà decade: per i magistrati resta l’obbligo di promuoverla, ma “secondo modalità stabilite dalla legge”. Così come sarà la legge a stabilire le modalità con le quali giudici e Pm potranno disporre della Polizia Giudiziaria.

I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato”. E’ questo il passaggio del ddl che porterà giudici e pm a dover rispondere di eventuali violazioni di diritti di fronte alle rispettive Corti di Disciplina. Si arriva così a considerare il magistrato al pari di un qualsiasi dipendente pubblico.

Infine l’introduzione dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado: “Contro le sentenze di condanna è sempre ammesso l’appello, salvo che la legge disponga diversamente in relazione alla natura del reato, delle pene e della decisione. Le sentenze di proscioglimento sono appellabili soltanto nei casi previsti dalla legge”.

Cristiano Marti