Riforma giustizia, Berlusconi: l’aspettavo da 20 anni

E adesso si dirà che il provvedimento su cui il Cdm ha ieri posto la sua “benedizione” è l’ennesima riforma ad personam, voluta da un premier schiacciato dalle continue rogne giudiziarie. Si dirà che alla base della decisione di proporre una legge intenzionata a “riequilibrare” i poteri istituzionali, c’è la preoccupazione di un presidente del Consiglio raggiunto da accuse infamanti, tra cui quella di aver approfittato sessualmente di una ragazza minorenne.

Se ne diranno tante, e tante sono già state dette, ma per allontanare sospetti e maldicenze il Cavaliere ha messo i puntini sulle ‘i’ già ieri, intervenendo alla conferenza stampa convocata dopo l’approvazione, in sede dei Cdm, della riforma della giustizia: “E’ dal 1994 che volevo questa riforma – ha scandito Silvio Berlusconi – dai tempi della nostra discesa in campo e finalmente riusciamo a realizzare un punto fondamentale del nostro programma. Il caso Ruby non c’entra niente – ha precisato – ma questa volta andrò in Aula a difendermi nei prossimi quattro o cinque processi che rimangono aperti e così spiegherò finalmente agli italiani come stanno le cose”.

E al giornalista del Corriere della Sera che gli ha chiesto cosa sarebbe successo nel nostro Paese se questa riforma fosse entrata in vigore 20 anni fa: “Probabilmente non ci sarebbe stata l’esondazione della magistratura – ha risposto il premier – l’invasione della magistratura nella politica e non ci sarebbero state quelle situazioni che hanno portato a dei cambiamenti di governo, all’annullamento di una classe dirigente nel 1993, alla caduta del governo di centrosinistra nel 1998 e soprattutto – ha evidenziato Berlusconi – al tentativo, in corso attualmente, di eliminare per via giudiziaria il governo in carica”.

Una risposta piccata, con la quale il presidente del Consiglio ha rimarcato la sua insofferenza per l’attività svolta da quei magistrati che, nei primi hanno ’90, con l’inchiesta Mani Pulite, scoperchiarono un sistema corrotto favorito dalla collusione tra politica e malaffare. E che ha provocato – appunto – pesanti sconvolgimenti nella classe dirigenziale del Paese.

Ma le parole scandite da Silvio Berlusconi non hanno incrociato il gradimento di molti esponenti politici, tra cui l’ex “delfino” Pier Ferdinando Casini: “Sono state inquietanti alcune frasi di Berlusconi, che presentando la riforma – ha notato – dice: con questa riforma non ci sarebbero state mai Tangentopoli e Mani pulite. Cosa significa, che non ci sarebbero stati i ladri o che – si è domandato il leader dell’Udc – non sarebbero stati scoperti?”.

Maria Saporito