Nuovo farmaco contro il lupus eritematoso

Dopo 50 anni, finalmente approvata l’efficacia del nuovo farmaco contro il lupus eritematoso. La notizia arriva come sempre dall’America, dove la Food and Drugs Administration ha approvato un farmaco in grado di ridurre il numero dei linfociti B, responsabili della patologia.

Il rimedio in questione sarebbe un anticorpo monoclonale di origine umana in grado di inibire lo stimolatore dei linfociti responsabili dell’insorgenza del lupus.

Il lupus eritematoso è una malattia autoimmunitaria, una patologia subdola che è originata da una vera e propria ribellione dell’organismo e in particolare del sistema immunitario a se stesso, danneggiando organi e tessuti. Sono cinque milioni le persone nel mondo che ne sono affette.

La patologia, fino a oggi molto difficile da trattare, sembra finalmente trovare una soluzione grazie allo studio condotto da Human Genome Science. Qualche giorno fa, infatti, l’efficacia di belimumab è stata approvata ed è di conseguenza stato dato il via libera alla sua commercializzazione che avverrà presto in collaborazione con GlaxoSmithKline. L’autorizzazione a procedere era stata chiesta nel giugno dello scorso anno.

Atteso un boom di vendite per il nuovo farmaco, denominato Benlysta, che arriva dopo mezzo secolo in soccorso di tutti coloro che soffrono di questa patologia. 2,3 miliardi di dollari solo nel mercato statunitense e 3,6 in quello mondiale entro il 2015 è la previsione degli esperti del settore.

Gli studi clinici che hanno convinto le autorità dell’efficacia di Benlysta hanno visto protagonista un campione di 1600 pazienti che ha ricevuto il farmaco in combinazione con le classiche terapie utilizzate nella lotta contri il lupus eritematoso. Gli esami hanno messo in evidenza la straordinaria efficacia di quest’ultimo in particolari gruppi di pazienti. Coloro che hanno ricevuto maggiori giovamenti hanno potuto addirittura ridurre le dosi di cortisone che veniva loro somministrato nella terapia classica. Non assenti però le controindicazioni, aspetti sui quali sarà necessario fare nuova chiarezza: nullo infatti l’effetto nella popolazione afro-americana che ha partecipato all’esperimento, più alta inoltre la mortalità e il tasso di infezione in quanti assumevano il prodotto.

Anna Paola Tortora