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Terremoto Giappone: nuova esplosione a Fukushima

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14 marzo. Nelle ore notturne si è verificata una nuova esplosione nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone, già in seria difficoltà per la fuoriuscita di materiale radioattivo, causata prima da un aumento di pressione all’interno all’interno della “camera” contenitiva del reattore e poi, probabilmente da una parziale fusione del reattore stesso. Il tutto è avvenuto in conseguenza del devastante terremoto di venerdì e del conseguente tsunami.

Il capo di gabinetto Yukio Edano, citando la Tepco, che gestisce l’impianto nucleare giapponese, ha tenuto a tranquillizzare la popolazione. Anche la nuova esplosione (nei giorni scorsi se n’era già verificata una dalle conseguenze ancora in fase di accertamento) non avrebbe provocato danni alle mura che hanno il compito di isolare ermeticamente il reattore dal qualsiasi contatto con l’esterno. La deflagrazione è avvenuta nei pressi del reattore numero tre, già afflitto da diversi problemi.

Ma non è finita. Nelle ultime ore pare sussistano problemi anche per il reattore numero due, fino ad ora rimasto fuori dalle cronache. Anche in questo caso si sarebbe verificato un guasto all’impianto di raffreddamento.

Tutto deriva da lì. Le altissime temperature che raggiungono le centrali nucleari vanno costantemente monitorate e limitate nella loro crescita. Come spiega esaurientemente Elena Comelli su “Il sole 24 ore“, se il calore  aumenta troppo, anche l’acqua utilizzata per raffreddare il reattore evapora, provocando appunto vapore che contiene isotopi radioattivi. Nel caso di Fukushima uno, la fuga radioattiva è stata in un certo qual modo “voluta”, di più, necessaria, per diminuire la pressione attoro al reattore. In tutto questo, visto che a causa dell’evaporazione dell’acqua il reattore non viene più raffreddato, la temperatura cresce ulteriormente, e può arrivare a sciogliere il metallo che compone il nocciolo del reattore, la conseguenza più grave.

Una delle ipotesi è che a Fukushima l’impianto di raffreddamento si sia attivato con circa un’ora di ritardo, “permettendo” al reattore  di raggiungere temperature troppo alte per poter essere abbassate nel breve periodo.

A.S.

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