Cassazione: Crocifisso non minaccia la laicità dello Stato

Il crocifisso dagli uffici pubblici, comprese le aule di tribunale, non s’ha da togliere. Anzi, ha tutto il diritto di rimanerci. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che in una sentenza ha deciso che «nei pubblici uffici italiani, tra i quali rientrano anche le aule di giustizia, si può esporre solo il simbolo del crocifisso». La motivazione è presto detta: la presenza dell’icona cristiana non inficia la laicità dello Stato, che rimane un valore assodato e un principio di riferimento per la nostra Costituzione.

Per chi si chiedesse come mai sia concesso esporre solo un particolare simbolo religioso, la risposta data dai giudici fa riferimento a un vuoto legislativo: in pratica, affinché si possa accettare l’introduzione, all’interno delle aule pubbliche, di richiami ad altre confessioni c’è bisogno di una legge. E questa, a oggi, manca.E probabilmente non sarà nell’agenda del governo ancora per molto tempo.Nella diatriba crocifisso sì, crocifisso no, a rimetterci più di tutti è stato il giudice di pace del tribunale di Camerino, Luigi Tosti, che, in breve, ha perso il lavoro. A stabilirlo è stato sempre la Suprema Corte che ha disposto la rimozione dall’incarico come provvedimento per le mancanze di Tosti: il giudice si era rifiutato dal tenere quindici udienze nel periodo tra maggio e luglio del 2005 e altri episodi simili accaddero fino al 31 gennaio 2006.

La motivazione dell’ammutinamento? Tosti dichiarò che non avrebbe tenuto alcuna udienza finché anche un solo crocifisso fosse rimasto all’interno del tribunale. Una lotta per la salvaguardia della laicità, ritenuta dalla Cassazione soltanto un disservizio ai cittadini e che il giudice di pace, adesso, pagherà caro.Ieri è stato anche detto: «La presenza di un crocefisso può non costituire necessariamente minaccia ai propri diritti di libertà religiosa per tutti quelli che frequentano un’aula di giustizia per i più svariati motivi e non solo necessariamente per essere tali utenti dei cristiani».

S. O.