Tagli alla cultura: Carandini rassegna le dimissioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:43

“Data l’impossibilità di tutelare il patrimonio culturale stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio”, il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Andrea Carandini, rassegna le proprie dimissioni.
Dopo le proteste, la mozione di sfiducia, la promessa di un nuovo sciopero del mondo della cultura per fine mese, ecco ieri arrivare nuovi problemi per il Ministero e il suo responsabile, Sandro Bondi, che già da tempo era intenzionato a lasciare.

Era a capo dell’organo consultivo del ministero da poco più di due anni, precisamente dal febbraio 2009, nominato da Bondi.Non sono mancate le polemiche, la Uil dei Beni culturali quantifica allarmata in oltre due miliardi e 850 milioni la riduzione dei fondi nel quinquennio 2008-2013, poco più di un miliardo e 700 milioni tra 2008 e 2011.“Non si sa se per miopia o per un calcolo deliberato il governo sta lasciando morire un settore fondamentale per il prestigio e il futuro economico del Paese”, attacca Rosy Bindi dal Pd.
Come lei e la collega Finocchiaro :“la situazione, con questo governo, è arrivata a un punto drammatico di non ritorno”.

Qualcun altro avrebbe dovuto dimettersi per evitare che si dimettesse Carandini”, secondo il predecessore a capo del ministero, Francesco Rutelli dell’Api.
Tuona l’Idv con il capogruppo alla Camera Donadi: “Il ministro fantasma Sandro Bondi affossa la cultura italiana”.
Mentre dall’Udc Rocco Buttiglione chiede al governo di “intervenire con provvedimenti urgenti e seri per non decretare la chiusura del ministero e dell’intero patrimonio culturale italiano”, richiesta simile a quella del finiano Fabio Granata, che, rilevato “un ulteriore segnale di smobilitazione”, domanda all’esecutivo di “trovare risorse straordinarie immediatamente destinando una parte dei finanziamenti su grandi opere o sul nucleare a questa indispensabile “infrastruttura immateriale” dell’Italia”.

Matteo Oliviero

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