Terremoto Giappone: altra forte scossa, centrali sempre più a rischio

15 marzo. Una nuova forte scossa di terremoto ha colpito il Giappone nella seconda serata di oggi (ora locale). Il terremoto è stato di magnitudo 6.2, di molto inferiore ai 9 del primo, ma comunque più potente di quello dell’Abruzzo che ha devastato la provincia di l’Aquila nel 2009. La scossa, con epicentro a Shizuoka (decisamente lontano da Fukushima), si è sentita anche a Tokyo, già in allarme per l’aumento del livello di radiazioni, anche se per ora non sussistono rischi per la salute. Oggi si sono infatti verificate altre due esplosioni nei pressi dei reattori nucleari della centrale di Fukushima.

La realtà che le ultime informazioni dipingono è quella dettata da una reazione a catena che rende sempre più difficoltosi, se non impossibili, i lavori per arginare il disastro nucleare. Dopo i reattori uno e tre, si è verificata un’esplosione al numero due, e poi al numero quattro, uno di quelli spenti.  In questo caso l’esplosione sarebbe avvenuta a causa del surriscaldamento del combustibile nucleare spento.Le notizie più recenti fornite dall’agenzia Kyodo, che cita la Tepco (che gestisce l’impianto di Fukushima), segnalano un pur lieve aumento di temperatura anche nei reattori cinque e sei.

La reazione a catena non riguarda però solo la centrale nucleare. I danni provocati dal terremoto, anche ad essa, hanno generato una inevitabile crisi energetica. Le autorità hanno chiesto alla popolazione di consumare il meno possibile. Le centrali bloccate sono in tutto 11, su 55. Ai primi tremori della terra gli impianti di sicurezza hanno automaticamente spento i reattori, ma a Fukushima diverse cose sono andate storte. Lo scarseggiare dell’energia unitamente ai danni materiali provocati dal terremoto, incalcolabili e le fughe radioattive hanno inoltre fatto crollare la borsa asiatica. L’indice Nikkei è infatti precipitato del 10%, innescando un ulteriore meccanismo di perdita finanziaria. “Il Giappone si rialzerà” ha scritto Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’Imperatore. Certo la prova che il popolo asiatico è costretto ad affrontare in queste ore è sicuramente una delle più ardue, tra quelle concepibili dalla mente umana.

A.S.