Yara: il prefetto ha escluso la pista esoterica

OMICIDIO YARA. La conferenza stampa indetta oggi dalla Procura di Bergamo, nella figura del procuratore aggiunto Massimo Meroni è stata ideata, come dichiarato da quest’ultimo, per dare alla stampa degli elementi certi su cui poter lavorare, evitando così di cadere nella pubblicazione di quelle che sono state definite come «chiacchiere fondate sul niente».

Tuttavia l’incontro con i giornalisti è sembrato tutto fuorché chiarificatore. Rileggendo la trascrizione delle dichiarazioni rilasciate da Massimo Meroni, emerge ciò che è sempre parso ovvio nel giallo di Brembate: i dubbi attorno alla morte di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre e ritrovata morta il 26 febbraio, sono tanti e il mistero è fitto al punto che difficilmente la nebbia che lo avvolge potrà essere diradata a breve. Dopo aver rivelato che, per avere dei risultati definitivi e completi da parte degli esperti, si potrebbe dover aspettare oltre ai tre mesi in un primo momento ipotizzati, il procuratore aggiunto ha tenuto a precisare che «gli elementi che vi ho fornito li ho chiesti per poterli dare espressamente a voi giornalisti». Ma a conti fatti di elementi ce ne stanno ben pochi.

LE POCHE CONFERME E’ giunta la conferma ufficiale della presenza dei due diversi dna sul cadavere della ragazzina – anche se è stato negato che il codice genetico sia stato trovato sopra la batteria del cellulare di Yara – ed è stato ribadito che tutto porta a pensare che la tredicenne si trovasse «in quel luogo fin dal momento della morte e che quest’ultima sia avvenuta subito dopo la scomparsa, nell’arco di qualche ora».
Ipotesi fortemente sostenuta anche se, a detta dello stesso Meroni, non si conoscono ancora la dinamica del delitto, le cause della morte, il luogo e il momento dell’aggressione, l’arma con cui è stata colpita e nemmeno se la ragazzina sia stata ferita per la prima volta proprio nel campo di Chignolo d’Isola, dove poi sarebbe spirata.
Pur non volendoci sostituire al lavoro degli inquirenti, per mancanza di competenze e di elementi concreti su cui potere indagare direttamente, sembra un po’ azzardata la sicurezza con cui si escludono altre piste alternative.

IL RIFIUTO DELLA PISTA ESOTERICA I maggiori punti interrogativi, poi, si concentrano attorno alle ferite ritrovate addosso al cadavere. A tal proposito Meroni ha dichiarato: «Sul corpo della bimba sono presenti tagli sui polsi, sul collo, sul dorso e probabilmente sulle gambe, ma non sembra che questi siano stati la causa della morte essendo molto superficiali. Non siamo ancora in grado di dire se questi segni siano stati fatti prima o dopo la morte». E poi ancora: «Posso solo dire che i segni sembrerebbero da lama, da un’arma da taglio, ma non siamo in grado di dire di che tipo esattamente. Non confermo che i segni compongano un disegno specifico, sembrerebbero casuali».
Il tutto come a voler ribadire che chiunque sia stato il colpevole di quest’orrendo delitto, di certo non si tratta di una setta e quindi è da escludere il movente esoterico.

Ed è a tal proposito che ci si può domandare oggi su quali basi si è deciso di interpretare come casuali i tagli sul corpo di Yara. Quel che si sa è che non sono stati mortali e che dunque non hanno aiutato l’omicida a raggiungere il proprio macabro scopo, che di sangue nella scena del delitto – e a quanto pare, tranne clamorose smentite, anche sugli indumenti – ce n’è poco o niente e che quei fendenti vanno a creare una forma strana. Tenendo a ribadire che l’entità delle ferite potranno essere valutate soltanto dai medici legali, ci domandiamo: cosa rende un insieme di tagli un simbolo esoterico? Forse una lettera di accompagnamento su carta intestata della specifica setta? Ma qui entriamo nel campo della mereologia ed è il caso di fermarsi: non fosse altro che problemi, il giallo di Brembate, ne ha già fin troppi.

Simone Olivelli