Berlusconi dà il ‘la’ al rimpasto di governo

Iniziamo dalla fine: la squadra di governo potrebbe oggi cambiare parzialmente aspetto. Secondo i bene informati, infatti, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, raggiungerà in giornata il capo dello Stato al Quirinale per comunicargli i nomi dei due ministri che daranno il ‘la’ al lento e graduale “rimpasto”. La prima emergenza da sanare è quella della Cultura, il cui dicastero è rimasto vacante da mesi, da quando Sandro Bondi (graziato in Parlamento sulla mozione di sfiducia) ha deciso di gettare la spugna, deluso dalla scarsa vicinanza manifestata dai suoi colleghi. Al suo posto dovrebbe arrivare Giancarlo Galan che, liberando la poltrona al ministero delle Politiche Agricole, cederà il passo a Saverio Romano, ex Udc adesso leader dei “responsabili”.

Mosse strategiche dettate da un’impellenza all’interno della maggioranza: quella di sedare i malcontenti dei vari “correntisti” (animatori cioè delle varie correnti) che, con sempre maggiore insistenza, bussavano alla porta del premier per reclamare ciò che – a loro avviso – gli spettava. La presunta “transumanza” parlamentare, infatti, sembra aver determinato l’acuirsi di una serie di richieste che avrebbero costretto il Cavaliere a fare i conti con la necessità di favorire qualche cambiamento, in modo da soddisfare gli “appetiti” dei nuovi alleati.

Ma si tratterebbe solo dell’inizio perché gli esponenti di Ir (capitanati da Domenico Scilipoti) avrebbero già tradito qualche delusione e sollecitato l’assegnazione delle altre poltrone che contano: quelle da sottosegretario e da ministro delle Politiche comunitarie, lasciata vacante dal finiano Andrea Ronchi. Richieste che il presidente del Consiglio avrebbe definito irricevibili. Almeno per il momento. L’idea, infatti, è quella di fare acquietare un po’ le acque per poter poi valutare, con maggiore serenità, a chi è necessario (o conveniente) affidare i nuovi incarichi, senza compiere passi falsi all’interno della maggioranza che potrebbe trasformarsi in una pericolosa “polveriera”.

In quest’ottica, la nomina a ministro delle Politiche comunitarie di Paolo Boniauti, che fino a qualche giorno fa era data per certa, è stata per il momento accantonata. E potrebbe non arrivare mai. Quanto a Claudio Scajola, il Cavaliere si è intrattenuto ieri con lui per circa un’ora a palazzo Grazioli, nel tentativo di trovare la quadra sulle nuove “aspirazioni” dell’ex ministro. L’incontro, formalmente cordiale, si sarebbe risolto con un nulla di fatto e con la “minaccia” rimarcata da parte di Scajola di dare vita a un gruppo parlamentare autonomo, capace di attrarre i circa 30 pidiellini sfiniti dalla difficile convivenza con gli ex An.

Un disegno che ha insolentito il presidente del Consiglio, il quale ha cercato di “tentare” l’ex responsabile dello Sviluppo economico offrendogli un incarico cucito su di lui: il coordinamento degli enti locali. Un’offerta rifiutata da Scajola, che ha rilanciato la volontà di ricoprire un ruolo importante (e decisionale) all’interno del partito, alludendo al desiderio di prendere il posto dell’intoccabile Denis Verdini. Il Cavaliere si è limitato a scuotere la testa e a rimandare il ministro dimissionario al prossimo faccia a faccia privato. Certo del fatto che una soluzione si troverà e che le insistenze dell’ex ministro siano solo un bluff destinato a sgonfiarsi entro tempi brevi.

Maria Saporito